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Attività giornalistica Modifica

Figlio del giornalista Giuseppe Marrazzo, si è laureato in giurisprudenza e poco dopo è entrato in RAI, lasciando l'attività politica giovanile che aveva portato avanti fino a quel momento, come socialista riformista.

I venti anni in RAI lo hanno visto come conduttore e inviato del Tg2, poi come responsabile della testata regionale della Toscana e poi, chiamato da Giovanni Minoli, alla Cronaca in diretta, agli speciali Format e programma Drug Stories, realizzato in base a un accordo tra UNDCP e la RAI e incentrato sulla produzione e sul traffico di droga, oltre ai problemi legati alla prevenzione, al trattamento delle tossicodipendenze e alle strategie di lotta al narcotraffico.

Nel 2002 vince la sezione giornalismo dedicata ad Antonio Ravel del Premio Cimitile. Dall'ottobre 1998 al 2004 ha condotto Mi manda Raitre.

Ha tre figlie, Giulia e Diletta, avute dal primo matrimonio con Isolina Fiorucci, e Chiara, avuta dal secondo matrimonio con la giornalista di Rai 3 Roberta Serdoz.

La carriera politica Modifica

Nel novembre 2004 ha accettato di candidarsi per la carica di presidente della regione Lazio, con la coalizione di centrosinistra, L'Unione, in occasione delle elezioni regionali dell'aprile 2005, in cui ha vinto con il 50,7% dei voti.

Nel periodo di campagna elettorale sarebbe stato spiato illegalmente allo scopo di ostacolarne l'elezione a presidente regionale (tale vicenda è correlata allo scandalo Laziogate).

File:2june 2007 018.jpg

In seguito all'elezione ha suscitato alcune critiche da parte dell'opposizione il fatto che Marrazzo abbia aumentato, in maniera giudicata eccessiva, le consulenze e gli incarichi alla Regione Lazio, anziché procedere a dei tagli.[1]

A fronte dell'emergenza rifiuti nella Regione Lazio, Marrazzo ha assunto una gestione commissariale che, secondo una sua prima dichiarazione, avrebbe dovuto scadere il 31 gennaio 2007,[2] ma poi è stata da lui prorogata fino al 24 giugno 2008, data in cui è stato presentato al Consiglio regionale lo stato di attuazione delle misure per l'uscita dall'emergenza. Marrazzo ha preferito attuare una politica di chiusura delle discariche già esistenti, affermando che un loro ampliamento non è all'ordine del giorno.[3] E ha puntato sul rilancio della raccolta differenziata, con l'obiettivo di raggiungere il 50% nel 2011, con investimenti per oltre 300 milioni di euro da destinare alle Province e ai Comuni del Lazio. In particolare, è stato raggiunto un accordo con il Comune di Roma per portare la raccolta differenziata fino al 45% entro il 2013.[4]

Nel 2008, per cercare di riorganizzare la macchina amministrativa, Marrazzo ha dato avvio al cosiddetto "progetto trasparenza", promosso dal governo, col quale sono stati messi a disposizione dei cittadini su Internet i dati di diverse strutture dirigenziali (retribuzioni, orari di lavoro, dati su promozioni e trasferimenti, incentivi di produttività). L'iniziativa ha ricevuto l'approvazione del Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta.[5]

All'inizio dell'attività di governo, Marrazzo ha chiamato tutte le Asl e le aziende ospedaliere a una verifica sui conti della sanità. Dai documenti contabili trasmessi dalle Aziende sanitarie, ospedaliere, dagli Irccs e dai Policlinici è emerso un debito di circa 10 miliardi accumulato negli anni precedenti.[6] All'inizio del 2007, è stato sottoscritto con il Governo un piano di rientro per l'abbattimento del debito e la nuova gestione del sistema sanitario regionale. Il debito, che era stato oggetto di transazioni con le banche, è stato ristrutturato grazie ad un prestito della Cassa Depositi e prestiti pari a cinque miliardi di euro.

Per far fronte all'indebitamento della sanità regionale, Marrazzo ha assunto ad interim l'assessorato alla sanità; nel luglio del 2008 è stato quindi nominato dal Governo commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro. Tra i provvedimenti, ha predisposto la chiusura di alcuni ospedali romani, tra cui il Forlanini e il San Giacomo, decisione che ha provocato varie proteste da parte degli ospedalieri interessati e di numerose associazioni di residenti.[7] Sui tagli decisi da Marrazzo è giunto l'allarme di Confindustria che teme una perdita di 3.500 posti di lavoro.[8]

A partire dal 17 settembre 2008 Marrazzo ha reintrodotto il pagamento del ticket sui medicinali nelle farmacie del Lazio, in base a un decreto che è stato contestato da associazioni come Federfarma, Cosnil, Federitalia Consumatori, a causa dei disagi a cui potrebbero andare incontro i cittadini delle fasce più deboli.[9][10][11]

Il 30 settembre 2008 Marrazzo ha ottenuto dal governo Berlusconi lo sblocco di fondi pari a 5 miliardi di euro, dovuti dallo Stato alla Regione, come già indicato dalla Corte dei Conti del Lazio,[12] con cui rimpinguare le casse della regione per far fronte all'indebitamento della spesa sanitaria che ammonterebbe a 9 miliardi e 700 milioni.[8] E si è impegnato col ministro Sacconi a ridurre tale debito entro il 2009.

Alcune polemiche hanno investito Marrazzo in occasione della festa di San Valentino del 2009, per aver destinato 72.000 euro dei fondi regionali alla realizzazione di un concerto musicale, riservato ai dipendenti della Regione Lazio.[13] I sindacati e altre categorie istituzionali hanno obiettato che quei soldi avrebbero dovuto essere impiegati per scopi di pubblica utilità.[14]

Il 18 febbraio 2009 la giunta regionale di Marrazzo subisce le dimissioni degli esponenti del Partito dei Comunisti Italiani, che passa all'opposizione,[15] a seguito della sua decisione di modificare la composizione della giunta inserendo al posto di Marco Di Stefano Francesco Scalia, entrambi esponenti del Partito Democratico, e al posto di Mario Michelangeli, del PDCI, di Vincenzo Maruccio, dell'Italia dei Valori.

Per fronteggiare la crisi economica, la Regione ha raggiunto un accordo con Unicredit e Unionfidi, per anticipare gli assegni ai lavoratori Alitalia in cassa integrazione.[16]

Lo scandalo e le dimissioniModifica

Il 23 ottobre 2009 viene diffusa la notizia[17] che Marrazzo sarebbe stato ricattato da quattro persone, tutte appartenenti all'arma dei Carabinieri, in possesso di un video (mai mostrato pubblicamente sui media) che mostrerebbe un incontro tra il Governatore ed una transessuale, con apparente presenza di sostanze stupefacenti, avvenuto nel luglio precedente in un appartamento di via Gradoli, nella zona di Tomba di Nerone a nord di Roma.[18][19][20] Tale relazione è stata descritta da Marrazzo come un rapporto mercenario occasionale, mentre la transessuale ha dichiarato di essere la fidanzata del Governatore e di frequentarlo da sette anni.[21][22]

In seguito al clamore mediatico sollevato dalla vicenda, dopo aver inizialmente negato il proprio coinvolgimento, Marrazzo ha ammesso il fatto, definendolo "frutto di una mia debolezza della vita privata"[23][24][25], autosospendendosi dalla carica di Presidente della Regione Lazio e trasferendo i poteri al Vicepresidente e Assessore all'Urbanistica Esterino Montino.[26]

Il provvedimento è stato contestato da alcuni esponenti del Popolo della Libertà, in quanto l'autosospensione «non è prevista dallo statuto» regionale.[27][28] Il 26 ottobre Marrazzo si è dimesso ufficialmente dall'incarico di commissario regionale per la sanità[29] e il giorno successivo, mentre cercava rifugio in un monastero,[30] anche da Presidente della regione, aprendo la strada alle elezioni anticipate.[31]

Gianguerino Cafasso, coinvolto nello scandalo con il ruolo di mediatore nella vendita del video, è stato trovato morto il 12 settembre, ucciso da una dose di cocaina che potrebbe essere stata appositamente "tagliata" per assassinarlo[32].

Il 20 novembre Brenda, una delle due transessuali coinvolte nello scandalo, viene trovata morta soffocata dal fumo nel suo appartamento di via dei Due Ponti in seguito a un incendio, che secondo la pista più accreditata dagli inquirenti sarebbe di origine dolosa [33].

Il 19 aprile 2010 la Corte di Cassazione dichiara il governatore vittima di un complotto organizzato dai Carabinieri infedeli[34]. Template:Citazione necessaria

Il ritorno al giornalismoModifica

A luglio 2010 viene dato l'annuncio che Marrazzo tornerà a fare giornalismo, realizzando documentari ed inchieste per Rai 3, ma non in veste di conduttore[35]. Il suo primo ritorno in Rai è un documentario sull'Armenia in onda su Rai 3 il 4 gennaio 2012[36].

Dal 2010 è consulente del direttore di Rai 3.

Note Modifica

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Altri progettiModifica

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Collegamenti esterni Modifica

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