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Nel corso della sua lunga carriera politica è stato Presidente della Camera dei deputati nella XIV Legislatura. Attualmente è il leader dell'UDC e dell'Unione di Centro, pur non ricoprendo cariche partitiche. Riveste anche il ruolo di Presidente onorario dell'Unione Interparlamentare e di presidente dell'Internazionale Democratica Centrista.

BiografiaModifica

Democrazia CristianaModifica

Dopo aver ottenuto nel 1979 la laurea in giurisprudenza, nel 1980 comincia la sua attività politica nella Democrazia Cristiana, come consigliere comunale a Bologna, fino all'elezione alla Camera dei deputati nel 1983. Prima delfino di Antonio Bisaglia, con la sua scomparsa divenne fra i più stretti discepoli di Arnaldo Forlani, che, dopo essere arrivato alla segreteria del partito, scelse il giovane e promettente Casini nella direzione nazionale.

CCDModifica

Nel 1993, con l'inizio del periodo di rinnovamento della Democrazia Cristiana di Mino Martinazzoli, che risultava provata da una serie di scandali, dalle indagini di Mani pulite e aveva ottenuto delle sensibili perdite di consenso, insieme con Clemente Mastella, Casini prende posizioni non in linea con la politica del partito, essendo favorevole a un'alleanza con la Lega Nord di Umberto Bossi, il Movimento Sociale Italiano di Gianfranco Fini e la nuova formazione politica di Silvio Berlusconi, nel quadro di un'ipotesi che prevedeva, con la legge Mattarella che cambiava il sistema elettorale in senso maggioritario, la possibile formazione di un bipolarismo, cioè di due grandi coalizioni alternative. Motivato anche dal timore che la Democrazia Cristiana, alimentata dalla sua ala di sinistra, arrivi a stringere alleanze con il Partito Democratico della Sinistra di Achille Occhetto, si allontana dal partito. Così sotto la guida di Mastella e Casini, mentre Martinazzoli fa nascere il Partito Popolare Italiano, in polemica con il partito fu fondato il 18 gennaio 1994 il Centro Cristiano Democratico (o CCD).

Viene eletto per la prima volta nel 1994 al Parlamento europeo e nella successiva legislatura del 1999, iscrivendosi al gruppo del Partito Popolare Europeo. In ambito nazionale, rieletto nella quota proporzionale nella XII Legislatura, appoggia il primo governo del suo alleato Berlusconi, e con lui non votò il successivo governo Dini. Per le elezioni politiche del 1996 presenterà il suo partito in una lista al proporzionale insieme ai Cristiani Democratici Uniti di Rocco Buttiglione, ma il Polo delle Libertà perse, e il suo partito partecipò all'opposizione ai governi dell'Ulivo, in cui si verificò anche la rottura con Mastella e parte del partito, che entrerà in alleanza con il centro-sinistra.

Con la vittoria nella successiva legislatura della sua coalizione, il 31 maggio 2001 viene eletto Presidente della Camera dei deputati.

Durante la sua presidenza, Marco Biagi gli scrive per comunicargli i suoi timori per non avere una scorta adeguata[1]. Biagi verrà ucciso dalle Nuove Brigate Rosse il 19 marzo 2002.

UDCModifica

Nel 2002 CCD e CDU, insieme con Democrazia Europea, si fondono nell'UDC.

Il 19 ottobre 2005, è stato eletto Presidente dell'Unione Interparlamentare durante la centotreesima assemblea di Ginevra.

Il 28 gennaio 2006 viene eletto presidente dell'Internazionale Democristiana (IDC) succedendo a José María Aznar.

Nella campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006, Casini si è posto in prima linea, promuovendo la possibilità, insieme a Gianfranco Fini (ma in disaccordo con un altro importante alleato della Casa delle Libertà, la Lega Nord), di una loro possibile alternativa, in caso vengano raccolti un numero di voti maggiore rispetto a quelli di Silvio Berlusconi, per la carica di Presidente del Consiglio dei ministri. L'UDC decide di presentare il suo cognome nel nuovo simbolo del partito. Al deposito del programma è stato, però, Silvio Berlusconi a essere designato capo della coalizione.

Durante il III Congresso dell'UDC che si è svolto a Roma dal 13 al 15 aprile 2007 Casini ha chiesto esplicitamente ai delegati di consolidare la linea perseguita dal partito negli ultimi tempi, a guida di Casini e Cesa, dichiarandosi indipendenti dalla Casa delle Libertà e di intraprendere iniziative autonome nell'opposizione al centro-sinistra; contrapponendosi così a Carlo Giovanardi il quale ha chiesto una riapertura del dialogo con la CdL in nome del comune essere alternativi alla sinistra e di avviare un percorso di alleanza e collaborazione con tutti i soggetti che aderiscono al Partito Popolare Europeo e si richiamano all'area politica di centro.

La linea di Casini è risultata la più convincente tanto che Cesa è stato riconfermato segretario con l'86% dei delegati, mentre Giovanardi riceve il 14%. Nelle conclusioni, Casini definisce l'UDC non come il fine, ma come il mezzo per la costruzione di un partito dei moderati che abbia come riferimento il PPE, confermando le posizioni del partito sull'azione parlamentare e sulla distinzione rispetto agli altri partiti del centro-destra.

Nell'agosto 2007 viene coinvolto in un'inchiesta del settimanale L'espresso, nella quale si dimostra come egli abbia acquistato, insieme all'ex moglie, un intero palazzo in una prestigiosissima zona di Roma, intestando gli appartamenti alla stessa ex moglie, all'ex suocera e alle due prime figlie "a prezzi di saldo".[2][3]

Domenica 9 settembre 2007, all'indomani della manifestazione del V-Day, la definisce come «la più grande delle mistificazioni», una manifestazione «di cui dovremmo tutti vergognarci» e accusa i manifestanti - che avevano espresso dissenso nei confronti della Legge 30 - di aver attaccato la memoria del giuslavorista Marco Biagi ucciso nel 2002 dalle Nuove Brigate Rosse[4].

Unione di CentroModifica

In occasione delle elezioni parlamentari del 2008, Casini rompe definitivamente con la Casa delle Libertà di Berlusconi e dopo molti anni di difficile convivenza decide anticipatamente che il suo partito avrebbe fatto alleanze solo con la cosiddetta "Rosa Bianca", dall'unione con la quale nacque l'Unione di Centro.

Casini viene candidato a premier ottenendo un ottimo risultato pari al 5,6% facendo eleggere 36 deputati e 3 senatori. Casini è eletto capogruppo dell'Unione di Centro alla Camera dei deputati, incarico che manterra fino al 26 aprile 2012 quando gli subentra il vicecapogruppo vicario Gian Luca Galletti.

A seguito della polemica per la candidatura di Cuffaro, Casini si assunse in diretta televisiva la responsabilità politica per la nomina[5], successivamente però, a seguito della condanna definitiva di Cuffaro[6][7] per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, Casini non ha compiuto gesti concreti per alleggerire la propria responsabilità politica in merito, incluse delle semplice scuse nei confronti degli elettori.[8]

Nonostante l’esito del voto che, nelle politiche del 2008[9], ha drasticamente ridotto la rappresentanza di tanti partiti, l’Unione di Centro ha confermato la sua presenza in Parlamento con oltre 2 milioni e mezzo di voti. Contestando il "finto bipartitismo" e praticando in Parlamento un'"opposizione repubblicana", Casini e l’UDC hanno votato i singoli provvedimenti valutandoli di volta in volta.

Con il progetto della Costituente di Centro[10] (di cui Pier Ferdinando Casini è uno dei promotori) l’Unione di Centro, contando sull’apporto di movimenti come la Rosa Bianca, i Circoli Liberal e i Popolari e rivolgendosi anche ai mondi dell’associazionismo civile e sociale - intende proporre un rilancio e un riscatto della politica con l’obiettivo di dar vita a un nuovo soggetto politico popolare e liberale, fondato sui valori che hanno generato la civiltà europea e in grado di raccogliere tutti i moderati italiani e gli "scontenti" dei due principali schieramenti.

Le elezioni europee e amministrative del giugno 2009[11] hanno confermato la dinamica crescente dell’Unione di Centro che continua a guadagnare un graduale e costante aumento di consensi. Fino alle amministrative del maggio 2012 che di fatto hanno sancito la fine del Terzo Polo di cui l'UDC era la costola più importante.

Note familiariModifica

Nel 1982, in vacanza sull'isola di Ponza, Casini conobbe Roberta Lubich, figlia del celebre cardiologo Turno Lubich, ex moglie dell'industriale del caffè Francesco Segafredo. I due convissero a Bologna per qualche tempo, prima di contrarre il matrimonio dal quale nacquero due figlie, Maria Carolina e Benedetta.

Dopo la separazione consensuale dalla Lubich, avvenuta nel 1998, Casini intraprese una nuova relazione sentimentale con Azzurra Caltagirone, figlia del noto imprenditore ed editore romano Francesco Gaetano Caltagirone, con la quale si sposò nel 2007 con rito civile. Da questa unione sono nati, rispettivamente nei mesi di luglio 2004 e aprile 2008, due figli, Caterina e Francesco[12][13].

Tali vicende hanno suscitato molte critiche all'interno e all'esterno del suo partito, venendo giudicate incoerenti col pensiero d'ispirazione cattolica dello stesso Casini e con la sua ferma opposizione a un'equiparazione giuridica delle coppie di fatto alle coppie unite in matrimonio il tutto in difesa dell'istituto della famiglia. Casini spiega che il suo atteggiamento nei confronti delle coppie di fatto è di assoluta apertura, ma è solamente l'equiparazione giuridica tra sposi e conviventi a suscitare in lui forti dubbi.

OnorificenzeModifica

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Inchiesta ENAVModifica

Nell'agosto 2011 Pier Ferdinando Casini viene accusato dall'imprenditore Tommaso Di Lernia perché avrebbe ricevuto per il tramite del tesoriere dell'UDC 200 000 euro da destinare allo stesso partito. L'imprenditore, indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti Finmeccanica, afferma di averli consegnati al tesoriere del partito, Giuseppe Naro, poiché Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa(presidente dell'Unione di Centro) non sarebbero stati presenti a causa di impegni elettorali. La vicenda si inserisce nell'ambito di quella che viene definita dai mass media "la nuova Tangentopoli". Quest'ultima sta coinvolgendo, oltre al leader dell'UDC, altri nomi illustri della politica italiana[14]. Nonostante un immediato e duro attacco da parte dei mass media (coevo all'intervento di Beppe Grillo, che in un comizio elettorale del 2012 a Budrio - rintracciabile sul suo blog - ha definito Casini: "questo Anthony Perkins delle vecchie mignotte"), il leader centrista non risulta indagato. [15].

La posizione sulle coppie gayModifica

Il leader dell'UDC da sempre si è opposto a qualsiasi riconoscimento di diritti alle coppie omosessuali. Nel luglio del 2012 con il riacutizzarsi del dibattito generale sul tema del matrimonio tra persone dello stesso sesso ha affermato che i matrimoni gay sono incivili[16]. Ciò ha sollevato forti critiche da parte della comunità gay e di molti esponenti del centrosinistra italiano, tra cui Bersani[17].

Note Modifica

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Altri progetti Modifica

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Collegamenti esterni Modifica

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| style="font-size:90%;"| Luca Volontè | style="font-size:90%;"| 12 maggio 2008 - 26 aprile 2012 | style="font-size:90%;"| Gian Luca Galletti

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