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BiografiaModifica

Sposato con Mariateresa, ha 2 figli maschi Giuseppe e Andrea. Da ragazzo, ha frequentato il Liceo Adolfo Pansini del quartiere del Vomero di Napoli, diplomandosi con 51/60. Dopo la laurea in Giurisprudenza (con la votazione di 110/110 e lode), ha intrapreso nel 1993 - come il padre, il nonno e il bisnonno,[1] che fu a suo tempo oggetto di un attentato per aver perseguitato il malaffare nei primi anni dell'Unità d'Italia - la carriera di magistrato. Dal 1998 al 2002 ha operato presso la Procura della Repubblica di Napoli per poi passare come Sostituto Procuratore della Repubblica al Tribunale di Catanzaro. Candidandosi nel 2009 alle elezioni del Parlamento europeo come indipendente nell'Italia dei Valori. Eletto europarlamentare viene anche designato in data 20 luglio 2009 presidente della commissione del Parlamento Europeo preposta al controllo del bilancio comunitario.[2][3]

InchiesteModifica

L'inchiesta PoseidoneModifica

È un'indagine lanciata nel maggio 2005 per un presunto uso illecito di denaro pubblico legato agli aiuti comunitari per 200 milioni di euro.

Associazione a delinquere finalizzata alla truffa è il reato ipotizzato dalla Procura di Catanzaro nei confronti del generale della guardia di finanza Walter Cretella-Lombardo, consigliere del vicepresidente dell'Unione europea e commissario europeo alla Giustizia, Franco Frattini. La Procura calabrese ha fatto perquisire l'abitazione romana dell'alto ufficiale ed il suo ufficio ad Ostia e sequestrato computer, cd rom e documentazione cartacea.

Le perquisizioni sono iniziate in seguito al ritrovamento a casa di uno degli indagati, Giovambattista Papello, ex subcommissario per l'emergenza ambientale della Regione Calabria, di un biglietto da visita dell'ufficiale, sul quale era scritto a mano il suo numero del telefono cellulare. A Papello furono trovate, tra l'altro, alcune intercettazioni illegali di colloqui telefonici, risalenti al novembre 2004, dell'ex presidente dell'ANAS, Vincenzo Pozzi, con il segretario dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, e con Pietro Folena. Tra i materiali gli investigatori trovarono anche il biglietto da visita del generale Cretella-Lombardo, che comanda la Scuola di polizia tributaria delle Fiamme gialle con sede ad Ostia, e all'epoca comandava il secondo reparto della guardia di finanza addetto alla collaborazione internazionale e all'interscambio con le polizie di altri paesi. L'inchiesta Poseidon riguarda una serie di presunti illeciti nella gestione dei finanziamenti destinati alla depurazione.

Tra gli altri sono indagati il segretario dell'UDC, Lorenzo Cesa, in qualità di socio di una società che avrebbe ricevuto un finanziamento per realizzare nel cosentino uno stabilimento per la produzione di DVD, realizzato soltanto in parte, nel quale non sarebbe mai stata avviata la produzione; l'ex presidente della Giunta regionale della Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, attuale vicepresidente dell'istituto Garante per la privacy, l'ex assessore regionale all'Ambiente, Domenico Basile, uno degli uomini di punta di Alleanza Nazionale in Calabria. Le indagini condotte dai carabinieri ruotano attorno alla destinazione ed all'utilizzo di duecento milioni di euro ed hanno preso spunto dalla relazione del 2004 della sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

L'OLAF, l'agenzia antifrode dell'Unione europea, ha contestato un reato di frode comunitaria a Papello, Cesa e Fabio Schettini, già segretario dell'ex ministro di Forza Italia Franco Frattini, poi commissario europeo, oggi Ministro degli Affari Esteri. [1]

L'inchiesta è stata tolta a de Magistris nel 2007 dal procuratore Mariano Lombardi per irregolarità procedurali.[2]

L'inchiesta SbPModifica

L'inchiesta verte su contributi europei chiesti per l'avvio di una attività imprenditoriale in Calabria che avrebbe dovuto creare occupazione per 40 persone. Nell'inchiesta risulta indagato anche il segretario dell'UDC Lorenzo Cesa.

L'inchiesta Why notModifica

Template:Vedi anche L’inchiesta, chiamata Why Not dal nome di una società di lavoro interinale la cui attività rappresenta uno dei filoni principali dell’indagine, ha registrato un momento di svolta il 18 giugno 2007 quando il pm de Magistris ha fatto eseguire dai carabinieri 26 perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati. Tra loro anche Pietro Scarpellini, consulente "non pagato", come precisò all’epoca Palazzo Chigi, della Presidenza del Consiglio. Nell’inchiesta risultano indagati, inoltre, Luigi Bisignani, consulente della Ilte spa, ed il senatore Giancarlo Pittelli, di Forza Italia. Un ruolo centrale nella vicenda sarebbe stato svolto dall’imprenditore Antonio Saladino, allora presidente della Compagnia delle Opere della Calabria. L’inchiesta ruota attorno anche a presunti contatti tra Saladino e l’allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi. Contatti successivamente smentiti dalle inchieste. Negli atti dell’inchiesta figurano anche alcune intercettazioni telefoniche riguardanti colloqui tra il ministro della Giustizia Clemente Mastella, la cui posizione è stata successivamente archiviata per insussistenza dei fatti, e l’imprenditore Antonio Saladino.

Da notare che Clemente Mastella aveva chiesto precedentemente il trasferimento di de Magistris e il CSM ha rimandato il trasferimento a dicembre 2007. Alla fine sia de Magistris che i suoi collaboratori sono stati rimossi dall’inchiesta. La vicenda ha creato un grave conflitto senza precedenti tra le Procure di Salerno e Catanzaro, creando un caso nazionale che ha fatto intervenire anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il pm de Magistris e il ministro Mastella, per motivi opposti, sono stati entrambi oggetto di minacce.

Altri indagati nell’inchiesta sono il generale Paolo Poletti, capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, Nicola Adamo (Ds), in quella fase vicepresidente della Regione Calabria, Mario Pirillo (ex-Margherita, poi Pdm), assessore regionale all’agricoltura e un consigliere regionale dei Ds, Antonio Acri.

Il 19 ottobre 2007 la procura di Catanzaro, nella persona di Dolcino Favi (avvocato generale dello Stato e procuratore generale reggente a Catanzaro), ha avocato a sé, per presunta incompatibilità, l’inchiesta, sottraendola a de Magistris. Il Pg facente funzioni ha inoltre disposto che la notizia venisse ufficialmente comunicata al P.M. solo il 22 ottobre. In un’intervista a Repubblica de Magistris dichiarerà infatti di esserne venuto a conoscenza dalla stampa.[4]

Giova ricordare che Favi, comunque, già nel 1989 era stato oggetto di attenzioni da parte del CSM e della Camera dei Deputati[5] per «essere dedito a sistematiche violazioni di norme, in particolare di quelle poste a presidio dei diritti fondamentali dell’individuo».

Giova anche ricordare che Favi avocò "Why Not"[6] giusto una settimana prima che scadesse la sua carica a procuratore e quando il CSM aveva già nominato il procuratore titolare, attuando l’avocazione in una forma particolarmente aggressiva (facendo, cioè, aprire, a insaputa del PM, la cassaforte dell’ufficio, prelevandone tutti gli atti d’inchiesta).

Infine anche la presunta incompatibilità sostenuta da Favi (riguardante l’iscrizione sul registro degli indagati il ministro Mastella, che aveva chiesto il trasferimento di de Magistris), si è rivelata inesistente poiché Mastella era stato iscritto come senatore, e che le intercettazioni disposte dalla procura (come risulterà, a febbraio 2009, dai giudici di Salerno) erano perfettamente legittime poiché non vi era modo di associare preventivamente l’utenza usata anche da Mastella ad un parlamentare.[7]

L'inchiesta Toghe lucaneModifica

Luigi de Magistris ha infine indagato sul caso denominato Toghe lucane. Secondo il giudice un "comitato d'affari" comprendente politici, magistrati, avvocati, imprenditori e funzionari avrebbe gestito grosse operazioni economiche in Basilicata. La guardia di Finanza ha perquisito nei primi mesi del 2007 le abitazioni e gli uffici del sottosegretario allo Sviluppo economico Filippo Bubbico (Ds), del procuratore generale di Potenza Vincenzo Tufano, dell'avvocato Giuseppe Labriola e della dirigente della squadra mobile di Potenza Luisa Fasano.

Le ipotesi di reato addotte da de Magistris sono quelle di abuso d'ufficio per Tufano; corruzione in atti giudiziari e associazione per delinquere per Labriola; abuso d'ufficio per Fasano; abuso d'ufficio, associazione per delinquere e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche per Bubbico che è stato presidente della Regione Basilicata.

Nell'inchiesta sono indagati uomini politici, amministratori, imprenditori, funzionari e magistrati in servizio in Basilicata (fra questi ultimi, uno ha lasciato la magistratura e altri sono già stati trasferiti in altre sedi dal Consiglio Superiore della Magistratura).

Bubbico, si legge nel decreto di perquisizione redatto dal pm di Catanzaro de Magistris, è "il punto di riferimento politico apicale, unitamente ad altri appartenenti alla politica", nel "comitato di affari" al centro dell'inchiesta. L'inchiesta avrebbe messo in luce, sempre a carico di Bubbico - che è stato presidente della Giunta regionale della Basilicata nella passata legislatura - "una logica trasversale negli schieramenti", con il "collante degli affari". Successivamente per quasi tutti i più di 30 indagati da de Magistris è stata richiesta l'archiviazione o l'assoluzione.

Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura il trasferimento cautelare d'urgenza di de Magistris, per presunte irregolarità nella gestione del caso Toghe lucane.

In aprile 2009, Il Gip di Salerno Maria Teresa Belmonte ha prosciolto Luigi de Magistris (ormai dimessosi da mesi) dall'accusa di rivelazione di segreti d'ufficio e abuso d'ufficio nell'ambito di questa inchiesta. Scelta che fa seguito alla decisione della Cassazione del 2 aprile di non spostare la sede del procedimento, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ex coordinatrice della Dda di Potenza, Felicia Genovese, finita a sua volta nell'inchiesta "toghe lucane" ad opera dell'ex pm de Magistris.

Nel marzo 2011 l'intera inchiesta è stata infine archiviata dal gup di Catanzaro Maria Rosaria di Girolamo, che ha definito l'impianto accusatorio «lacunoso» e tale da non presentare elementi «di per sé idonei» a esercitare l'azione penale. Tutti e trenta gli indagati sono così stati prosciolti. Nonostante le richieste dei mezzi d'informazione, de Magistris si è rifiutato di lasciare alcuna dichiarazione in merito.[8]

Il trasferimentoModifica

Il 21 settembre 2007, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto al CSM il trasferimento cautelare di de Magistris e del procuratore capo Mariano Lombardi. La richiesta venne proposta a seguito dell'istruttoria condotta dagli ispettori del ministero negli uffici giudiziari di Catanzaro e di Potenza: gli ispettori ritennero di aver rilevato "gravi anomalie" nella gestione del fascicolo "Toghe lucane", contestando a de Magistris il suo rifiuto a riferire gli sviluppi dell'inchiesta al procuratore capo Lombardi.

La notizia balza subito alle attenzioni della cronaca nazionale grazie al movimento Ammazzateci tutti, sceso subito in difesa del Pm promuovendo numerose manifestazioni di protesta contro la decisione e a sostegno di de Magistris in Calabria ed in tutta Italia.

Il CSM si è dapprima riservato di decidere il 17 dicembre 2007; successivamente ha rinviato la decisione, per approfondire ulteriormente la situazione, al 18 gennaio 2008. In tale data è stato disposto il trasferimento di Luigi de Magistris da Catanzaro e dalle funzioni di pubblico ministero: si tratta di una pena accessoria rispetto alla condanna principale di censura. La notizia è giunta, tra l'altro, il giorno seguente alle dimissioni del ministro Mastella.

De Magistris, contemporaneamente, è stato assolto dall'accusa di non aver adottato le misure necessarie per impedire la "fuga di notizie" sull'inchiesta Inchiesta Why Not e da quella di aver avuto "rapporti disinvolti" con la stampa.

Il provvedimento non è immediatamente operativo, quindi sarà subordinato alla pronuncia definitiva da parte delle sezioni unite civili della Corte di Cassazione, di fronte alle quali il pm potrà richiedere l'impugnazione del verdetto del CSM.

Interrogazioni parlamentariModifica

Dal 2003 è oggetto di interrogazioni parlamentari che ne sostenevano l'incompatibilità ambientale e ne chiedevano l'allontanamento da Catanzaro. In una di queste interrogazioni[9] l'allora senatore di Alleanza Nazionale Ettore Bucciero ha chiesto e ottenuto - nel gennaio 2006 - un'ispezione ministeriale a carico del PM; provvedimenti avvenuti in concomitanza con due delle sue indagini, Poseidon e Inchiesta Why Not (entrambe sottrattegli), in cui stava indagando su personaggi politici di spicco, mafia e massoneria.

L'attività di de Magistris si è scontrata più volte con il mondo politico[10] e parte della stampa ha sottolineato che da parte degli organi di potere vi sono stati tentativi di fermare le sue inchieste, mentre altri giornali hanno invece criticato più o meno aspramente il suo operato.

Sul tema, molto controverso, sono state presentate anche interrogazioni parlamentari favorevoli al magistrato, dal deputato Falomi di Rifondazione Comunista con risposta del sottosegretario Li Gotti[11] in appoggio a Luigi De Magistris.[12]

Ingresso in politicaModifica

Europarlamentare dell'Italia dei ValoriModifica

Il 17 marzo del 2009, con un post sul blog di Antonio Di Pietro, Luigi de Magistris annuncia il suo ingresso in politica. Si unirà all'Italia dei Valoriper le elezioni Europee del 2009, lasciando, così: {| style="padding:0; width:auto; background:none; margin-bottom:.5em; font-size:95%; color:#000; text-align:left;"

| style="padding:0 1.2em; vertical-align:top;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"|
« un lavoro al quale ho dedicato quindici anni della mia vita e che è stato il mio sogno, come ha detto qualcuno, la missione di questi anni.[13] »
| - class="hiddenStructure noprint" | style="padding:0 1.2em;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"| |}</div>

Luigi de Magistris rammenta di essere "stato in qualche modo ostacolato" nelle attività di Pubblico Ministero: {| style="padding:0; width:auto; background:none; margin-bottom:.5em; font-size:95%; color:#000; text-align:left;"

| style="padding:0 1.2em; vertical-align:top;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"|
« che non mi è più possibile esercitare da alcuni mesi. Quello che ancora mi inquieta di più, in questo momento storico, è l'attività di delegittimazione, di ostacolo e di attacco nei miei confronti e della mia professione, e nei confronti di tutti coloro che hanno cercato, in questi mesi, in queste settimane e in questi anni di accertare i fatti. Da ultimo, quello che è accaduto ai magistrati di Salerno che sono stati o sospesi o esiliati in altre parti del territorio nazionale.[13] »
| - class="hiddenStructure noprint" | style="padding:0 1.2em;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"| |}</div>

La scelta di de Magistris di impegnarsi in politica ha lasciato perplesso Aldo Pecora, leader di Ammazzateci tutti, il primo movimento a schierarsi accanto al magistrato facendolo conoscere al grande pubblico.[14][15]

Luigi de Magistris è stato eletto al Parlamento di Strasburgo durante la tornata europea del 6 e 7 giugno 2009 risultando il secondo candidato più votato d'Italia, dopo Silvio Berlusconi, con 415.646 preferenze. In data 20 luglio 2009 è stato eletto presidente della commissione del Parlamento Europeo preposta al controllo del bilancio comunitario.[2][3]

In occasione dell'anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer, l'ex PM ha più volte mostrato apprezzamenti verso lo stesso, riconoscendosi nei valori e negli ideali portati avanti dall'allora esponente del Partito Comunista Italiano. Ha anche affermato di essere stato un elettore del PCI.[16]

Nonostante avesse dichiarato che una volta eletto avrebbe abbandonato l'attività di magistrato per dedicarsi completamente alla politica, ha chiesto ed ottenuto d'essere messo in aspettativa dal Consiglio Superiore della Magistratura, che gli ha concesso questo provvedimento in data 29 luglio 2009[17], suscitando anche critiche in ambienti vicini alla destra.[18]

Luigi de Magistris si è dimesso dalla Magistratura il 19 novembre 2009, poco dopo l'insediamento al Parlamento Europeo.[19][20]

Il 5 novembre 2010 si apprende che de Magistris è stato rinviato a giudizio per omissione di atti d'ufficio, relativa alle indagini sul caso Why Not.[21]

Secondo VoteWatch[22], a fine luglio 2011 Luigi De Magistris (con il 68,14 % di presenze in seduta plenaria) risulta essere al 709º posto su 733, nella classifica complessiva delle presenze di tutti gli europarlamentari. La questione è stata evidenziata da Luisella Costamagna durante la trasmissione web Servizio Pubblico di Michele Santoro il 4 Novembre 2011, ma De Magistris ha contestato i dati nonostante provenissero da un ente indipendente come VoteWatch.

L'elezione a sindaco di Napoli Modifica

Nel febbraio 2011 si è candidato a Sindaco di Napoli per le elezioni comunali di maggio,[23] e per questo ha avuto un diverbio con il comico e ispiratore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo che aveva supportato la sua candidatura a parlamentare europeo.[24]

Sostenuto da IdV, Federazione della Sinistra, Partito del Sud e dalla lista civica Napoli è Tua, al primo turno elettorale de Magistris è risultato il secondo candidato con il 27,52% delle preferenze, superando Mario Morcone (candidato del PD sostenuto da SEL, attestatosi al 19% delle preferenze) e accedendo con Gianni Lettieri (38,52% - candidato della coalizione di centro-destra) al ballottaggio,[25] nel quale, dopo aver rifiutato l'apparentamento formale con il Partito Democratico,[26] viene eletto sindaco con il 65,37% dei consensi.[25]

La proclamazione ufficiale, con conseguente inizio del mandato, ha luogo il 1º giugno 2011.[27] In qualità di Sindaco di Napoli assume l'incarico di Presidente del Real Teatro di San Carlo.

Una delle prime iniziative da sindaco è stata la trasformazione della Azienda Risorse Idriche di Napoli (ARIN) da S.p.A. in soggetto giuridico di diritto pubblico, pur essendo la società già totalmente sotto controllo pubblico[28]. Per ciò che riguarda la raccolta differenziata, il 16 giugno 2011 la nuova giunta ne ha deliberato l'estensione agli interi quartieri di Agnano, Capodimonte, Posillipo, Barra, Ponticelli e Scampia, entro il 2012/2013 si prevede l'estensione nei quartieri di Pianura (quartiere di Napoli), Vomero, in tutto il Centro storico di Napoli, Quartieri spagnoli e il proposito di estenderla all'intera città[29]. De Magistris ha promesso che entro un anno Napoli, nei quartieri in cui verrà attivata la raccolta porta a porta, raggiungerà l'obiettivo del 70% di raccolta differenziata.[30]

Attività sul WEBModifica

E' tra i politici italiani maggiormente presenti sul web.I suoi account ufficiali sono:
Sito web: http://www.demagistris.it
Facebook: http://www.facebook.com/demagistrisluigi
Twitter: http://twitter.com/demagistris
Youtube: http://www.youtube.com/user/videodemagistris
Instagram: http://followgram.me/demagistris

PubblicazioniModifica

NoteModifica

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BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

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Collegamenti esterniModifica

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! | 30x30px

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| style="font-size:90%;"| Rosa Russo Iervolino | style="font-size:90%;"| dal 30 maggio 2011 | style="font-size:90%;"| in carica |

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