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{| class="sinottico" style="width:310px;" |- class="sinottico_testata" ! colspan="2" | Italia dei Valori - Lista Di Pietro |-

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! Presidente</div> | Antonio Di Pietro

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! Coordinatore</div> | Leoluca Orlando

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|- | colspan="2" bgcolor="yellow" style="height:2px;" | |- ! Stato

| Template:Bandiera

|- ! Fondazione | 21 marzo 1998 |-

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! Sede</div> | Via di Santa Maria in Via, 12 - Roma

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|- ! Ideologia

| Centrismo, Anti-corruzione[1]

|- ! Collocazione

| Centro-sinistra

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! Partito europeo</div> | ELDR

|- ! Gruppo parlamentare europeo

| ALDE

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|- ! Testata

| Orizzonti Nuovi

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|- ! Iscritti

| 95 626

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|- ! Sito web

| italiadeivalori.it |}</div>

Italia dei Valori - Lista Di Pietro (conosciuto semplicemente come Italia dei Valori, acronimo IdV)[3] è un movimento politico italiano fondato a Sansepolcro il 21 marzo 1998 da Antonio Di Pietro[4][5][6], ex-magistrato fra i protagonisti dell'inchiesta Mani pulite, indagine che nei primi anni novanta portò alla luce un sistema di potere politico nazionale fondato sulla corruzione.

Il partito si propone di raccogliere e dar voce a settori della società italiana di diversa matrice politica e ideologica uniti dalla riproposizione della cosiddetta "questione morale". A livello europeo il partito è membro del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori, che nell'ultimo decennio si è aperto a partiti di centro di diversa estrazione. Lo statuto del partito recita che:

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| style="padding:0 1.2em; vertical-align:top;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"|
« Il partito si riconosce nell'insieme delle grandi culture riformiste del Novecento: la cultura cattolica della solidarietà sociale e familiare, la cultura socialista del lavoro e della giustizia sociale, la cultura liberale dell'economia di mercato, della libertà individuale e del buon governo, attraversate dalle grandi tematiche dei diritti civili, della questione morale e dei nuovi diritti di cittadinanza alle quali i grandi movimenti ambientalisti, delle donne e dei giovani hanno dato un contributo essenziale. L'Italia dei Valori vuole integrare i tradizionali valori di libertà, uguaglianza, legalità e giustizia con i valori nuovi del nostro tempo: pari opportunità, sviluppo sostenibile, autogoverno, solidarietà e sussidiarietà, responsabilità, iniziativa, partecipazione ed europeismo, nel quadro di un sempre più avanzato federalismo europeo. »
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Alle battaglie legalitarie del movimento si affiancano una serie di altre istanze programmatiche non riconducibili, almeno univocamente, alle tradizionali aree politiche, a testimonianza della natura "composita" delle anime che ne fanno parte: affrancamento dell'informazione pubblica dai partiti politici al fine di garantire al cittadino un'informazione completa e adeguata; sviluppo di fonti di energia rinnovabile e di un ciclo dei rifiuti ecosostenibile incentrato sulla differenziazione; razionalizzazione della struttura statale, a partire dalla riduzione del numero delle province a favore delle aree metropolitane; riconoscimento di un sistema di diritti e doveri per le coppie di fatto; previsione di un salario minimo di 1000-1100 € mensili a favore dei lavoratori precari affiancato ad un sistema di agevolazioni fiscali.[7]

Dopo l'esperienza fra I Democratici, si ricostituisce come partito autonomo il 27 aprile 2000. Risanando la divisione che li ha portati a presentarsi senza accordi all'Elezioni politiche del 2001, torna nell'arco dell'alleanza di centro-sinistra di Romano Prodi, partecipando alle elezioni all'interno della coalizione dell'Unione nel 2005 e nel 2006. Alle elezioni del 2008 si è presentato in coalizione con il Partito Democratico.

Italia dei Valori aderisce al Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori (ELDR) insieme ai Radicali Italiani e al Partito Repubblicano Italiano[8].

Storia Modifica

La nascita Modifica

Antonio Di Pietro era già entrato in politica nel 1996 in una breve apparizione come Ministro dei Lavori Pubblici nel Governo dell'Ulivo guidato da Romano Prodi e come senatore (dal 1997) eletto in un'elezione suppletiva.

Insieme ad altre formazioni politiche, Di Pietro agli inizi del 1998 promosse un referendum per l'abolizione del 25% della quota proporzionale per l'elezione della Camera dei deputati, al fine di conseguire un'ulteriore affermazione del sistema maggioritario a cui si è arrivati nel 1993 dopo un altro referendum. L'esito non fu favorevole per il mancato raggiungimento del quorum per poche decine di migliaia di voti e dopo tale consultazione, Di Pietro decise di dare vita ad un suo movimento, denominato Italia dei Valori, che trovò subito l'adesione di alcuni parlamentari, permettendo così la costituzione di una componente autonoma all'interno del gruppo misto. I colori ufficiali di IdV sono quelli dell'arcobaleno.

Il movimento è stato fondato a Sansepolcro all'interno di un hotel di proprietà del gruppo CEPU, azienda per la quale Di Pietro lavorava sia come testimonial che come docente di Tecniche processuali.[6]

L'adesione ai Democratici Modifica

Dopo un primo esordio elettorale alle amministrative del 1998, Italia dei Valori decide di raccogliere l'appello di Romano Prodi per la formazione dei Democratici, un movimento che ha per obiettivo la realizzazione di un unico Partito Democratico che raccolga in sé tutti i partiti che si riconoscano nell'area dell'Ulivo. La nuova formazione politica partecipa alle elezioni europee del 1999, ottenendo il 7,7% e 7 seggi, compresa l'elezione di Di Pietro. Dopo essere stato responsabile organizzativo del nuovo movimento, Di Pietro il 2 febbraio 2000 ne diviene capogruppo al Senato.

Con l'avvicinarsi dell'assemblea nazionale dei Democratici (gennaio 2000), Di Pietro presenta un proprio documento congressuale che, tuttavia, si rivela minoritario. In questa fase ci sono roventi scontri all'interno del partito, in parte suscitati dallo stesso Di Pietro che avanza accuse di "tatticismo".

La rottura definitiva si consuma in seguito alle elezioni regionali e alle dimissioni del Governo D'Alema, quando Di Pietro annuncia che non avrebbe sostenuto la candidatura di Giuliano Amato a Presidente del Consiglio, perché - sostiene Di Pietro - Amato, in passato, avrebbe partecipato ad una riunione con lo scopo di delegittimare l'operato del pool Mani pulite. Il 27 aprile 2000 Di Pietro lascia i Democratici, pronunciando questa frase: "Non perdano tempo né a minacciare né a procedere ad espulsioni perché me ne vado via da solo e invito a seguirmi tutti i democratici veri, quelli cioè che finora hanno fatto i veri asinelli, portatori di voti, consensi, lavoro e idee". Il partito, comunque, procede alla sua espulsione.

La ricostituzione del partito Modifica

Il 3 giugno 2000 viene presentata la "Lista Di Pietro - Italia dei Valori", che nasce con l'obiettivo di una sua presentazione alle future elezioni politiche. Di Pietro presenta la sua "Carta dei Valori" e proclama il suo essere alternativo a Silvio Berlusconi, ma puntando a raccogliere il consenso in ogni strato dell'elettorato.

Privo ancora di un'organizzazione stabile sul territorio nazionale, il movimento riesce a presentare candidati in quasi tutti i collegi uninominali per l'elezione di Camera e Senato, presentando la propria lista al di fuori di entrambi gli schieramenti della politica italiana. Il risultato elettorale è sconfortante, in quanto per pochissimi voti IdV non riesce a superare la quota di sbarramento del 4% per accedere al riparto dei seggi in sede proporzionale: i voti raccolti sono 1,5 milioni per una percentuale del 3,9. Viene eletto un solo senatore in un collegio della Lombardia (Valerio Carrara), che, immediatamente, però, lascia IdV per aderire al Gruppo Misto e poi a Forza Italia.

Il radicamento e la svolta del Palavobis Modifica

Il dopo-elezioni costituisce la fase di radicamento sul territorio: IdV, priva di rappresentanze istituzionali e parlamentari, ma con un discreto consenso elettorale, comincia ad organizzare i suoi coordinamenti politici nelle principali città e nelle province italiane. Tra l'altro, IdV (insieme a Rifondazione Comunista, che hanno deciso di competere solitariamente), viene accusata di essere tra le ragioni della sconfitta dell'Ulivo.

I movimenti e i partiti anti-berlusconiani si ricompattano: il gelo tra IdV e la coalizione di centrosinistra comincia a venir meno a partire dal 2002 e, intanto, il 23 febbraio, insieme ad altri movimenti e alla rivista "Micromega", nel decimo anniversario di "Mani Pulite", IdV organizza al Palavobis di Milano un incontro per criticare le prime leggi del governo di centrodestra. Antonio Di Pietro urla con un megafono: "Abbiamo formato una nuova casa dei diritti e della solidarietà. Chi ci sta alle nostre proposte può venire con noi". E lancia l'invito a "resistere, resistere, resistere", citando le parole di Francesco Saverio Borrelli.

Il 21 e 22 giugno 2002 si svolgono gli stati generali del partito e viene fondato il giornale ufficiale, dal titolo "Orizzonti Nuovi". La manifestazione si svolge a Bellaria (RN). Intanto il partito si impegna nella raccolta delle firme per il referendum sull'abolizione del cosiddetto "Lodo Schifani" (definita anche legge "blocca-processi"), additato quale artificio per impedire lo svolgimento dei processi in corso a carico di Silvio Berlusconi da parte dei giudici della Procura di Milano. Il referendum, comunque, non avrà luogo a seguito dell'intervento della Corte Costituzionale che il 13 gennaio 2004 caducherà la norma per vizio di costituzionalità.

I girotondi e la "nuova" lista unitaria Modifica

Il 10 e 11 gennaio 2003 si svolge l'assemblea generale dei "girotondi", la pratica lanciata dal regista Nanni Moretti per sollecitare la sinistra a tornare ad essere competitiva. IdV vi partecipa convintamente, facendosi spazio nella coalizione e cominciando a partecipare in via ufficiale agli incontri di schieramento.

Di Pietro è favorevole alla proposta di Prodi (simile a quanto accaduto nel '99) di presentare una lista unitaria nel segno dell'Ulivo per le elezioni europee del 2004. IdV è pronta per l'adesione alla lista "Uniti nell'Ulivo", ma al suo ingresso si oppongono i socialisti dello SDI con il loro segretario Enrico Boselli, che non giudica IdV un soggetto riformista, tale da poter entrare nella federazione. Secondo Di Pietro, in realtà, alla base c'è ancora un risentimento per l'azione sgominatrice che ebbe, all'epoca, Mani pulite nei confronti dei socialisti.

Chiuso il capitolo unitario, IdV tiene aperto il dialogo con la società civile e raggiunge un'intesa con Achille Occhetto, dando vita alla Lista Di Pietro - Occhetto - Società Civile[9] (che inizialmente conteneva anche l'iscrizione «per il nuovo Ulivo»[10], bloccata due mesi dopo circa dai partiti di Uniti nell'Ulivo[11][12]). Occhetto, infatti, aveva abbandonato i Democratici di Sinistra non condividendo l'impostazione della lista unitaria e il progetto del grande partito riformista.

La lista raccoglie il 2,1% dei voti con l'elezione di 2 deputati europei, Di Pietro e Occhetto. Quest'ultimo, però, decide di lasciare il seggio in favore di Giulietto Chiesa, abbandonando definitivamente il progetto e sciogliendo, così, l'intesa. Occhetto torna però a sedere nell'europarlamento all'indomani delle elezioni politiche del 2006 in seguito alle quali Di Pietro entra nel Parlamento italiano e si dimette da Strasburgo. I due europarlamentari eletti (Chiesa e Occhetto) non appartengono a IdV e sono iscritti al gruppo socialista europeo.

Le primarie del centrosinistra Modifica

IdV torna quella di sempre, con il suo unico leader storico, che, tuttavia, elimina dal simbolo la denominazione predominante di "Lista Di Pietro" e mette in risalto il titolo "Italia dei Valori", lasciando al nome del suo fondatore un riferimento meno marcato.

Alle elezioni regionali del 2005 IdV è parte integrante della nuova coalizione dell'Unione e si aggira sulla media nazionale dell'1,4%, superando il 2% soltanto in Abruzzo e Basilicata. Fra tutte le 14 regioni chiamate al voto (in 12 delle quali l'Unione è risultata vittoriosa), le viene concesso soltanto un assessorato regionale, in Calabria, occupato da Beniamino Donnici, che presto fonderà una corrente interna in aperta polemica con Di Pietro e, più tardi, verrà espulso dal partito, dando vita ad un nuovo movimento denominato "Partecipazione".

Romano Prodi, leader della coalizione, rilancia, nel frattempo, l'organizzazione di elezioni primarie per scegliere il candidato premier dell'Unione. Di Pietro raccoglie la proposta e si presenta all'appuntamento del 16 ottobre 2005, nel quale deve confrontarsi con altri sei candidati: il risultato raggiunto è del 3,3%, alle spalle di Romano Prodi, Fausto Bertinotti e Clemente Mastella.

Le elezioni politiche 2006 Modifica

Negli ultimi tre anni vi è un intensificarsi dell'attività dei dipartimenti tematici di IdV, guidati da Giorgio Calò. In questa ottica emerge anche una "nuova" vocazione di IdV nel campo dell'energia e dell'ambiente, settore guidato da Giuseppe Vatinno.

In vista delle elezioni politiche del 2006 e in seguito all'approvazione della nuova legge elettorale proporzionale, IdV modifica il suo simbolo, ora composto dall'epigrafe "Di Pietro" in rilievo. Il partito si impegna a correre con il proprio simbolo sia alla Camera che al Senato, collegato all'alleanza di centrosinistra dell'Unione guidata da Romano Prodi. Con lo sbarramento al 2% alla Camera e al 3% al Senato Di Pietro cerca di stringere alleanze con piccoli movimenti, partiti e personalità presenti a livello locale, ma capaci di raccogliere consensi utili.

  • In seguito a una rottura con La Margherita approda a IdV anche Leoluca Orlando ex-sindaco di Palermo e leader del movimento La Rete. Orlando porterà con sé altri esponenti siciliani a lui vicini e un buon pacchetto di voti in Sicilia.

Viene offerta anche la candidatura a Beppe Grillo, legato a Di Pietro da amicizia e da un comune sentire. Grillo però declina l'offerta. Durante la campagna elettorale Di Pietro partecipa e aderisce ad alcune iniziative come Parlamento pulito[14] e Le Primarie dei Cittadini[15], dove testimonia simpatia per lo strumento del Blog e della democrazia diretta. In seguito decide di aprire un suo blog dove esprimere le proprie idee e i valori che il partito intende trasmettere con la partecipazione del pubblico.

Si svolgono le elezioni. Il centrosinistra vince per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Al Senato, si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che consente all'Unione - pur avendo conseguito meno voti della CdL - di ottenere due seggi in più.

La lista di Italia dei Valori raccoglie 877 000 voti (il 2,3%) alla Camera e un risultato ancora maggiore (986 000 voti - 2,9%) al Senato, eleggendo così 17 deputati (a cui se ne aggiungono 3 eletti per un accordo nelle liste dell'Ulivo) e 5 senatori.

Ad Aniello Formisano viene data la presidenza del Gruppo Misto, cui aderiscono i senatori di IdV, al Senato. Il capogruppo alla Camera, dove IdV possiede un gruppo autonomo, è invece Massimo Donadi.

Antonio Di Pietro è nominato ministro delle infrastrutture nel governo Prodi II. Luigi Li Gotti e Giorgio Calò entrano nella squadra di governo, in qualità di sottosegretari alla giustizia e alle comunicazioni. Leoluca Orlando diviene il nuovo portavoce del partito.

Il dopo-elezioni: alcune defezioni Modifica

Dopo le elezioni IdV si trova al centro dell'attenzione.

  • Pochi giorni dopo l'insediamento del Senato, dove la maggioranza può contare su due seggi di vantaggio sul centrodestra, in occasione dell'elezione dei presidenti di commissione l'Unione va sotto nella commissione Difesa: al posto della candidata ufficiale Lidia Menapace del PRC viene eletto con il sostegno del centrodestra l'esponente del partito di Di Pietro Sergio De Gregorio (ex esponente campano di Forza Italia). Nasce una polemica dentro il centrosinistra. De Gregorio accetta l'incarico contro le indicazioni del suo stesso partito. In seguito a questo fatto De Gregorio viene sospeso dall'incarico di direttore del giornale di IdV "Italia Dei Valori".
  • A luglio del 2006 scoppia una polemica all'interno della coalizione di governo che vede protagonista l'Italia dei Valori e il suo leader Di Pietro, contrari all'approvazione di un provvedimento di indulto, sostenuto, invece, in maniera trasversale da esponenti e partiti di entrambi gli schieramenti. Tale indulto avrebbe effetti su circa 12 000 carcerati. Di Pietro manifesta davanti a Palazzo Madama prima dell'approvazione del provvedimento al Senato, insieme alla Lega Nord, anch'essa contraria. Di Pietro pubblica sul suo sito web personale i nomi dei deputati che hanno votato a favore dell'indulto.

Sostiene Di Pietro: {| style="padding:0; width:auto; background:none; margin-bottom:.5em; font-size:95%; color:#000; text-align:left;"

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« È sconcertante, davvero sconcertante, vedere l'Unione rinnegare nei fatti, con questo indulto, il programma che ha presentato ai cittadini e per cui è stata eletta. Il cittadino conta meno di zero, non può scegliere i suoi rappresentanti (con riferimento alla legge elettorale senza preferenze, ndr) e neppure vedere rispettato il programma di governo. A cosa serve l'istituzione parlamentare oggi? Quanto è lontana dagli elettori? È una domanda che noi politici dobbiamo farci e alla quale è necessario dare presto delle risposte. »
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La richiesta avanzata da Di Pietro, ma non accolta, era quella di escludere dall'indulto i reati finanziari, societari e di corruzione. Ha votato a favore dell'indulto, però, anche la deputata di IdV Federica Rossi Gasparrini, esponente di Federcasalinghe. Al Senato si è distinto ancora il senatore Sergio De Gregorio che si è astenuto anziché votare contro.

  • Il 7 settembre 2006 il senatore Sergio De Gregorio annuncia ufficialmente di abbandonare il movimento e di voler costituire una componente autonoma nel gruppo misto del Senato senza passare al centrodestra, ma favorevole a una "grande coalizione" tra i due poli. Pochi giorni dopo, il 14 settembre anche Federica Rossi Gasparrini deputata alla Camera dichiara di non riconoscersi più nel movimento. De Gregorio e Rossi Gasparrini costituiscono nel settembre 2006 il movimento politico Italiani nel Mondo (InM). Successivamente Rossi Gasparrini aderisce all'UDEUR.
  • Nell'ottobre 2007 la senatrice Franca Rame si dimette dalla componente IdV al Senato in quanto non condivide alcune scelte del suo gruppo, in particolare quella di non votare a favore dello scioglimento della società per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina.

Sempre nell'ottobre 2007, l'IdV prende un'altra decisione in contrasto con il governo Prodi: insieme all'opposizione e all'UDEUR di Mastella, vota contro l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare che indaghi sui crimini commessi dalla polizia durante il G8 di Genova[16]; a giudizio di Di Pietro, sarebbe stato altrettanto importante indagare sui manifestanti, ed era quindi a suo avviso un errore istituire una commissione che avesse indagato soltanto sulle atrocità commesse dalle forze dell'ordine[16]. L'opposizione, per bocca di Maurizio Ronconi (UDC), sosterrà che con questo voto «viene certificata la crisi della maggioranza, contraddicendo un punto importante del programma dell'Ulivo»[16]. In seguito, dopo le critiche a tale decisione, tra cui quella di Marco Travaglio[17], Di Pietro ammetterà di avere «sbagliato nel comunicare male e tardi» quelle che ritiene essere «buone ragioni di merito»[18].

L'alleanza col PD alle elezioni del 2008 Modifica

Antonio Di Pietro.jpg

Da sinistra: Donadi, Di Pietro e Belisario al Quirinale al termine delle consultazioni (7 maggio 2008)

Subito dopo la caduta dell'ultimo governo Prodi, e la decisione da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di indire le elezioni anticipate dopo il fallimento dell'incarico esplorativo offerto al Presidente del Senato uscente, Franco Marini, Di Pietro decide di accettare l'alleanza col Partito Democratico di Veltroni; con esso infatti, l'IdV in campagna elettorale dichiarò la propria intenzione di costituire un gruppo unico in Parlamento[19], impegno che dopo il voto viene però ritrattato[20]. In tali elezioni, celebrate il 13-14 aprile, il partito di Di Pietro ha ottenuto il 4,37%[21] alla Camera e il 4,31%[22] al Senato, con l'elezione di 28 deputati (più 1 deputato eletto all'estero) e 14 senatori candidati nelle liste del partito, miglior risultato di sempre. Fra i nuovi eletti spicca la presenza di Jean-Léonard Touadì, ex giornalista RAI (nato in Congo-Brazzaville), che a seguito della contestata manifestazione di Piazza Navona dell'8 luglio 2008, abbandonerà l'IdV, per ritornare al Partito Democratico.

Il risultato è stato particolarmente positivo in Molise (la regione natale di Di Pietro, che qui sceglie di essere eletto come deputato): infatti il partito ha raggiunto, sia alla camera che al senato circa il 27% delle preferenze.

I deputati e i senatori dell'Italia dei Valori risultano attualmente i più presenti e impegnati nell'attività parlamentare se si considerano i parametri delle iniziative legislative e ispettive, delle relazioni ai progetti di legge, degli interventi in aula o in commissione e delle presenze alle votazioni[23]; il dato risulta invece invertito se si considera il solo parametro delle presenze alle votazioni[24], e la ragione di ciò è da ricercarsi nel fatto che nel corso dell'attuale legislatura il Parlamento risulta chiamato quasi esclusivamente a ratificare iniziative o decreti di provenienza governativa.[23]

Le elezioni regionali invernali, le elezioni europee 2009 e nuove defezioni Modifica

Dopo le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il presidente della regione Abruzzo Ottaviano Del Turco (PD), il 14 e 15 dicembre 2008 si è svolta una tornata elettorale per votare la nuova presidenza. Per sfidare il dimissionario sindaco di Teramo Giovanni Chiodi (PdL), l'Italia dei Valori durante la Festa nazionale del partito propose il nome di Carlo Costantini, deputato dell'attuale legislatura, poi appoggiato inoltre dal PD e da tutti i partiti della vecchia Unione. L'Italia dei Valori ha raggiunto il suo massimo storico nella Regione con il 15,0% delle preferenze, sei volte in più delle precedenti elezioni regionali, pur tuttavia Costantini è stato battuto da Chiodi in un'elezione caratterizzata da una bassa affluenza (53,1%).

In occasione del rinnovo delle cariche politiche nel Trentino - Alto Adige, il partito è entrato in Consiglio con un eletto.

Anche in Sardegna, dove il candidato del centrosinistra Renato Soru non è stato rieletto, l'Italia dei Valori ha quadruplicato il proprio consenso di voti e quintuplicato quello percentuale, passando dalle 8.558 preferenze del 2004 (1,0%)[25] alle 34.277 del 2009 (5,2%)[26].

In seguito a questi risultati e nell'avvicinarsi del voto delle Europee del 2009, Di Pietro ha dichiarato che in caso di una buona affermazione dell'IdV avrebbe cancellato il suo cognome dal simbolo del partito, per «costruire una cosa più larga, più utile, che prescinda dall'identità di una sola persona, e che serve a rappresentare qualcosa di più importante», aggiungendo che «serve un grande partito progressista che sostenga una proposta di governo credibile», «il grande partito che al Pd non è riuscito»[27]. Anche durante le elezioni europee il partito conferma il progresso elettorale iniziato con le elezioni politiche dell'anno precedente: infatti, si registra un sostanziale raddoppio di voti su base nazionale rispetto al 4,37% ottenuto alla Camera dei deputati alle Elezioni politiche italiane del 2008; per la precisione ottiene il 7,98%, che diventa 8% pieno considerando anche i voti dei cittadini italiani residenti all'estero. Tale risultato, che è di quattro volte superiore rispetto ai voti delle Europee 2004, permette l'elezione di 7 europarlamentari, precisamente due nella circoscrizione Italia Nord-Occidentale, uno nella circoscrizione Italia Nord-Orientale, uno nella cicoscrizione Italia Centrale, due nella circoscrizione Italia Meridionale e uno nella circoscrizione Italia Insulare. Luigi De Magistris, che insieme ad Antonio Di Pietro e a Sonia Alfano era candidato in tutte le circoscrizioni, risulta eletto in 4 delle 5 circoscrizioni, seguito dallo stesso Di Pietro eletto in tre. Di Pietro decide di mantenere l'incarico di deputato e alla fine i deputati eletti, oltre a De Magistris, che opta per il seggio dell'Italia Orientale, sono Sonia Alfano, che opta per il seggio dell'Italia Nord-Occidentale, e il filosofo Gianni Vattimo eletti nella circoscrizione dell'Italia Nord-Occidentale, Niccolò Rinaldi nell'Italia Centrale, Vincenzo Iovine e Giuseppe Arlacchi nell'Italia Meridionale e Giommaria Uggias nella circoscrizione dell'Italia Insulare.[28]

All'indomani dei risultati del voto delle Europee, il leader dell'Italia dei Valori ha annunciato che nell'esecutivo nazionale convocato per il successivo 22 giugno «spersonalizzeremo totalmente il partito togliendo il nome del suo fondatore dal simbolo»[29]. Tale intento dichiarato non si è tuttavia concretizzato nei tempi annunciati.

Il 2009 per il partito è però anche l'anno di numerose defezioni, soprattutto alla Camera dei deputati, dopo l'abbandono del deputato Jean-Léonard Touadì avvenuto l'anno precedente. Infatti, il 7 gennaio 2009 il deputato Americo Porfidia, dopo aver appreso di essere coinvolto in un'inchiesta sulla criminalità organizzata ed essersi autosospeso dal partito il 30 dicembre 2008, lascia ufficialmente il gruppo alla Camera, passando al Gruppo Misto e successivamente a Noi Sud[30][31]. Il 29 luglio dello stesso anno è poi la volta di Giuseppe Giulietti[32] e il 9 novembre di Pino Pisicchio e Aurelio Salvatore Misiti; il primo abbandona perché a suo giudizio il partito aveva inaugurato una politica troppo spostata verso l'antagonismo radicale. Anche al Senato il partito perde due parlamentari: sempre il 9 novembre abbandona il gruppo Giuseppe Astore, non condividendo il fatto che Di Pietro, a suo dire, abbia accolto nel movimento vari avversari politici alle ultime consultazioni che hanno avversato il partito e sono stati anche sonoramente bocciati dall'elettorato[33],mentre il 23 novembre lascia Giacinto Russo.

Il nuovo congresso Modifica

Il 5, 6 e 7 febbraio 2010 fu organizzato un congresso che ha studiato una nuova struttura del partito, dato che secondo Di Pietro l'attuale Statuto era stato votato e pensato per una piccola formazione politica e inadeguato per le dimensioni elettorali raggiunte. Oltre all'elezione del nuovo presidente del Partito, furono eletti eletti anche i rappresentanti dei dipartimenti, Donne e Giovani.

Elezioni regionali 2010 Modifica

In occasione delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010, il partito decide di appoggiare i candidati di centrosinistra in tutte le regioni italiane chiamate al voto, ad eccezione della Calabria, dove, insieme alla lista Pannella-Bonino,decide di appoggiare l'imprenditore Pippo Callipo[34]. In tali elezioni il partito ottiene la percentuale migliore in Basilicata, con il 9,93% e l'elezione di tre consiglieri. Nel complesso il partito registra una leggerissima flessione rispetto alle elezioni europee dell'anno precedente, ottenendo complessivamente 1.626.416 voti corrispondenti al 7,27%.

Nuovi abbandoni Modifica

Sempre nel 2010, dopo che il Governo Berlusconi IV si era ridotto con i numeri, soprattutto alla Camera dei deputati dopo aver consumato la scissione con il cofondatore del Popolo della Libertà e Presidente della Camera Gianfranco Fini, rischiando di conseguenza di andare sotto in occasione della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni il 14 dicembre, il partito subisce altri due abbandoni, questa volta dei deputati Antonio Razzi e Domenico Scilipoti[35]; Razzi aderisce a Noi Sud, mentre Scilipoti, insieme ai due ex del Partito Democratico e di Alleanza per l'Italia Massimo Calearo Ciman e Bruno Cesario, dà vita ad un proprio movimento denominato Movimento di Responsabilità Nazionale. Entrambi votano a favore della fiducia al Governo Berlusconi, risultando anche determinanti. Tali abbandoni, anche alla luce dell'influenza sul risultato della mozione del 14 dicembre, sono stati molto criticati da Antonio Di Pietro, il quale ha denunciato una presunta compravendita e corruzione di parlamentari da parte di Silvio Berlusconi e del suo governo, chiedendo l'intervento della magistratura[36]. Sull'onda dello scalpore suscitato dal fatto, all'interno del partito si sviluppa un dibattito sui metodi seguiti da Di Pietro per la scelta dei candidati alle elezioni: importanti personalità dell'Idv come Sonia Alfano e Luigi De Magistris scrivono una lettera pubblica per affrontare la questione morale all'interno del partito guidato da Di Pietro[37]. Alcuni mesi dopo, la stessa Alfano denuncia l'avvenuta espulsione dal partito decretata a suo danno[38]. Il 10 luglio del 2012 Giuseppe Vatinno è eletto alla Camera in sostituzione di Leoluca Orlando, ma si iscrive direttamente alla componente politica dell'Api del Gruppo Misto dopo aver lasciato il partito di Di Pietro già nel 2010.

Le elezioni amministrative 2011 e i referendum del 12 e 13 giugno Modifica

In occasione delle elezioni amministrative italiane del 2011, in cui il centrosinistra si aggiudica tutti i comuni capoluogo più importanti, insieme a sette province su dodici, il partito consegue un'altra importantissima affermazione elettorale: infatti, al comune di Napoli, dopo che il centrosinistra si era presentato diviso con il Partito Democratico che aveva deciso di candidare il prefetto Mario Morcone, appoggiato anche da Sinistra Ecologia Libertà, e l'Italia dei Valori che aveva presentato l'europarlamentare ed ex magistrato Luigi De Magistris appoggiato anche dalla Federazione della Sinistra, lo stesso De Magistris diventa sindaco di Napoli sconfiggendo al ballottaggio del 29 e 30 maggio 2011 il candidato del Popolo della Libertà Gianni Lettieri, con il 65,4% dei consensi. Dopo la vittoria De Magistris decide di optare per la carica di primo cittadino del comune partenopeo, dimettendosi da eurodeputato.

In merito ai Referendum abrogativi del 2011 in Italia, il partito, diretto organizzatore del terzo quesito sull'energia nucleare e del quarto quesito sul legittimo impedimento, si schiera per il sì a tutti e quattro i quesiti, e quindi per l'abolizione totale di tutte le norme sottoposte ai quesiti referendari[39].

Caduta del Governo Berlusconi IV, iniziale appoggio a Mario Monti e successivo passaggio all'opposizione Modifica

L'8 novembre 2011, dopo che la Camera aveva approvato con 308 voti a favore il rendiconto generale dello Stato, Silvio Berlusconi, prendendo atto del venir meno della maggioranza assoluta della sua coalizione di governo alla Camera dei deputati, in serata, tenendo un colloquio con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, annuncia di rimettere il mandato al Capo dello Stato dopo l'approvazione della legge di stabilità.[40]. Le dimissioni vengono formalizzate il 12 novembre e il 13 novembre Di Pietro, dopo che per mesi il partito aveva invocato le elezioni anticipate come unica strada successiva al Governo Berlusconi IV, anche a causa della crisi economica, si dimostra disponibile ad un nuovo governo, purché esso sia nei fatti un governo tecnico, si faccia in tempi rapidi una nuova legge elettorale e si torni al più presto a votare, non appena superata l'emergenza.[41]. Nella serata del 13 novembre Giorgio Napolitano conferisce l'incarico di formare il nuovo governo a Mario Monti, il quale quattro giorni prima, il 9 novembre, era stato nominato senatore a vita dallo stesso Napolitano[42]. Il 17 e il 18 novembre 2011 l'Italia dei Valori, insieme a tutti gli altri partiti presenti in Parlamento, ad eccezione della Lega Nord, schierata fin dall'inizio all'opposizione del nuovo governo, vota la fiducia al nuovo governo, prima al Senato e poi alla Camera. Successivamente, in occasione dell'approvazione della nuova manovra varata dal governo, l'Italia dei Valori, insieme alle minoranze linguistiche, a Noi Sud e ad alcuni dissidenti del Popolo della Libertà, affianca la Lega Nord all'opposizione, in quanto secondo il partito la manovra è profondamente iniqua e fa pagare i pensionati e non le lobby finanziarie[43]. Tale decisione provoca l'abbandono del deputato Renato Cambursano, il quale, in dissenso dal suo gruppo, vota invece sì alla manovra, in quanto al momento non vedeva altre alternative per salvare l'Italia[44]. La scelta di votare no è confermata anche al Senato il 22 dicembre 2011.

Le elezioni amministrative del 2012 Modifica

Template:F Nelle elezioni amministrative italiane del 2012 l'IdV conferma il suo bacino elettorale. Il partito nonostante fortemente critico con il Governo Monti e la maggioranza a suo sostegno composta da PdL, Pd e UdC decide di appoggiare i candidati del Partito Democratico costruendo insieme a Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola e a Rifondazione Comunista di Paolo Ferrero coalizioni di centrosinistra che risultano vincenti nelle grandi città al voto. In alcuni centri oltre alle forze della sinistra la coalizione si allarga inglobando anche partiti moderati e centristi come l'Unione di Centro e Futuro e Libertà per l'Italia.

Successo dell'IdV invece a Palermo. Il centrosinistra trovata una convergenza sul nome di Rita Borsellino, europarlamentare Pd e sorella del giudice ucciso dalla mafia, decide di sostenerla alle primarie per designare il candidato alla carica di Sindaco di Palermo. Tuttavia nonostante la Borsellino fosse data favorita le primarie sono vinte per un soffio da Fabrizio Ferrandelli ex IdV. Di fronte a questo risultato l'IdV decide di non appoggiare Ferrandelli e di candidare il coordinatore nazionale dell'IdV Leoluca Orlando, già Sindaco di Palermo per tre mandati nei primi anni 90, che aveva rinunciato a candidarsi in sostegno della Borsellino.

Il 7 maggio 2012 Orlando sostenuto solo da IdV e dalla lista "La Sinistra e gli ecologisti per Palermo" che ingloba la Federazione della Sinistra e i Verdi, arriva primo al ballotaggio con il 47.4% contro Ferrandelli sostenuto da Pd e Sel fermo al 17.3% mentre il centrodestra che nel 2007 vinse al primo turno con Diego Cammarata al 53.5% proprio contro Orlando al 45.2% arriva terzo con il 12.6%.

Al ballottaggio Orlando è rieletto per la quarta volta Sindaco di Palermo con il 72.43% dei consensi strappando dopo dieci anni la città al centrodestra mentre l'IdV riesce ad ottenere 30 consiglieri comunali su 50.

Correnti Modifica

Non sono particolarmente visibili, all'interno del partito, correnti formalmente costituite. Un'importante manifestazione di dissenso interno, nei confronti della linea di Di Pietro, è stata manifestata in Calabria nel 2005, all'indomani delle elezioni regionali, quando un assessore regionale di IdV, Beniamino Donnici, si schierò contro la decisione di Di Pietro di candidarsi alle primarie, dicendo che il movimento avrebbe dovuto sostenere la candidatura di Romano Prodi, in previsione di un futuro ingresso nel "Partito Democratico" dell'Ulivo. Questa manifestazione, però, portò alla scissione da IdV e alla fondazione di un nuovo movimento regionale, "PartecipAzione - Verso il Partito Democratico", che poi entrerà a far parte del Partito Democratico Meridionale fondato dal presidente della Regione Agazio Loiero.

Per le elezioni del 2006, come si è visto, in questo partito sono confluiti altri movimenti politici che hanno eletto Parlamentari Template:Citazione necessaria:

Stefano Pedica è anche creatore del gruppo dei cosiddetti "Teoleg", che sotto il motto "Un'Italia dei valori... cristiani" riunisce molti cattolici presenti nel partito[45].

Dal 7 settembre 2006 ha ripreso la propria autonomia distaccandosi dal partito il movimento Italiani nel Mondo di Sergio De Gregorio. Dal 14 settembre anche Federcasalinghe ha rescisso l'accordo federale. Nel settembre 2007 anche il movimento Repubblicani Democratici ha rescisso il suo patto federale con l'Italia dei Valori per aderire al Partito Democratico[46]. Il 1º novembre 2009, a Bologna, si è tenuta la prima 'riunione degli autoconvocati' per chiedere più trasparenza e democrazia. Il successivo 15 novembre, a Roma, si è costituito il coordinamento nazionale "la base IdV" (Domenico Morace, Alessandra Piva, Giuseppe Vatinno) per creare un'area riformista all'interno del partito stesso (ANSA, 15 novembre 2009), annunciando anche una propria mozione congressuale. Template:Citazione necessaria

IdeologiaModifica

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Diritti civili e matrimoni gayModifica

Template:P Template:S sezione L'Idv è favorevole al riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. A tal proposito, nel 2012, ha depositato in Parlamento una proposta di legge (Pdl 5338) per il loro riconoscimento[47].

Spese della politicaModifica

L'Idv ha sempre ritenuto eccessivi gli stipendi e i benefici di cui godono i parlamentari; per questo motivo ha spesso proposto la riduzione degli stipendi dei politici, l'abolizione del legittimo impedimento (a tal proposito è stata molto attiva nella promozione del referendum del 12-13 giugno 2011) e del vitalizio dopo 5 anni di legislatura, la trasparenza dei conti dei partiti e l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Altre idee e votazioniModifica

L'Idv si è dichiarata contraria alla modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, poichè tale modifica, facilitando il licenziamento dei dipendenti, favorirebbe la precarietà del lavoro e negherebbe il diritto di lavoro ai cittadini; al fine di annullare la modifica ha più volte proposto dei referendum[48]. Sì è invece dichiarata favorevole alla stesura di una legge anti-corruzione, tema caro al partito (e in particolar modo ad Di Pietro, visto il suo passato da magistrato) e all'abolizione della legge elettorale cosidetta Porcellum.

Critiche Modifica

Da molti anni il partito di Antonio Di Pietro viene criticato per la presunta gestione personalistica e familistica del movimento da parte del proprio leader. Tra i più critici si registrano il sito "Il Tribuno. Com, fondato da Alberico Giostra, autore del libro su Antonio Di Pietro, "Il Tribuno", la rivista campana Voce delle Voci, il quotidiano Il Giornale, la rivista Panorama (entrambi di proprietà di gruppi editoriali legati a Silvio Berlusconi), RadioRadicale.it, il sito web dell'emittente radiofonica Radio Radicale, gestita dai Radicali Italiani[49].

Nonostante la linea legalitaria del partito sostenga l'importanza di inserire nelle istituzioni solo cittadini incensurati, l'IdV ha candidato Pancho Pardi, già sostenitore di Potere Operaio e condannato a un mese di carcere per «manifestazione non autorizzata»[50], e Leoluca Orlando condannato nel 2005 per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca[51].

Statuto Modifica

Lo statuto nella sua versione del 2004 definiva l'Associazione Politica e Culturale "Italia dei Valori" come un movimento politico nazionale organizzato in forma federale. Lo statuto prevedeva (e tuttora prevede) vari livelli territoriali e alcuni organi nazionali: l'Assemblea Nazionale - o Congresso, l'Esecutivo Nazionale, il Presidente e l'Ufficio di Presidenza, l'Assemblea Nazionale degli Eletti, il Coordinamento dei Dipartimenti Tematici, il Tesoriere Nazionale e il Collegio dei Revisori Contabili, Il Collegio Nazionale di Garanzia.

Le modifiche statutarie del 2009 e la nascita del Partito Modifica

Il 9 gennaio 2009, per decisione dello stesso Di Pietro, sono state ufficializzate una serie di modifiche statutarie volte a garantire un'opportuna collegialità agli assetti decisionali e alla gestione delle risorse finanziarie, superando la precedente struttura di associazione politica e culturale dell'Italia dei Valori in favore di quella di partito propriamente inteso. In particolare[52][53]:

  • ampliamento dei poteri dell'Esecutivo Nazionale (art.8) mediante conferimento a tale organo del potere di elezione del Presidente del Partito; in precedenza la carica di Presidente spettava al Presidente dell'Associazione e la nomina competeva all'Esecutivo Nazionale solo in caso di rinuncia.
  • durata triennale della carica di Presidente del Partito (art.9) e restrizione dei suoi poteri in favore dell'Esecutivo Nazionale e dell'Ufficio di Presidenza (v.amplius, infra).
  • definizione dell'Ufficio di Presidenza (art.10) - prima semplice comitato di coadiuvazione del Presidente - quale organo collegiale composto da sette membri:
- Presidente del Partito
- Capogruppo al Senato della Repubblica
- Capogruppo alla Camera dei deputati
- Portavoce nazionale del Partito
- Tesoriere del Partito
- Rappresentante degli eletti nei Consigli Regionali e degli amministratori dei Governi Regionali (eletto annualmente dagli stessi)
- un esperto contabile nominato dai componenti dell'Ufficio di Presidenza
Con l'abrogazione delle Disposizioni Transitorie dello Statuto, precedentemente contenute nell'articolo 16, numerosi poteri finora accentrati nelle mani del Presidente del Partito Antonio Di Pietro risultano ora prerogativa dell'Ufficio di Presidenza. Tra questi:
- modifiche allo statuto
- nomina del Tesoriere Nazionale
- nomina del Collegio dei Revisori dei Conti
- approvazione annuale del rendiconto economico finanziario e relativi allegati sulla contabilità del partito e dei rimborsi elettorali
- destinazione del patrimonio residuo in caso di scioglimento del partito (art.12). Template:Citazione necessaria

Risultati elettorali Modifica

Template:Vedi anche

Voti % Seggi
Politiche 2001 Camera 1.443.725 3,9 0
Senato 1.140.489 3,4 1
Europee 2004 694.963 2,1 2
Politiche 2006 Camera 877.159 2,3 20
Senato 986.046 2,9 5
Politiche 2008 Camera 1.593.675 4,4 29
Senato 1.414.118 4,3 14
Europee 2009 2.452.569 8,0 7
Regionali 2010 1.626.416[54] 7,3 46

Rappresentanza parlamentare Modifica

Template:Vedi anche Nella XVI Legislatura il partito ha costituito propri gruppi sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica.

Congressi Modifica

Per statuto l'IdV svolge periodicamente (ordinariamente ogni 2 anni, art. 8) delle Assemblee Nazionali dei Delegati che equivalgono ai congressi degli altri partiti.

Presidenti Modifica

Giornale e altri mezzi di comunicazione Modifica

Il giornale dell'Italia dei Valori è Orizzonti Nuovi. Ha cadenza quindicinale ed è l'organo ufficiale del partito. Viene spedito tramite abbonamento in formato cartaceo, via posta, o in formato elettronico (PDF). Nel giornale, oltre alle rubriche tipiche, è presente la rubrica Vita di partito dove iscritti e simpatizzanti possono dare il proprio contributo giornalistico.

Nel 2007 il sito internet è stato completamente ristrutturato, trasformandosi in un portale che mira a diventare il centro dell'informazione di partito pubblicando i comunicati di tutte le sedi di Italia dei valori. Vengono anche pubblicate informazioni riguardo alle spedizioni dei nuovi numeri, mentre gli arretrati sono disponibili gratuitamente per il download.

Il presidente Antonio Di Pietro utilizza un blog come mezzo di comunicazione ai cittadini senza intermediari, mediante l'inserimento quasi quotidiano di propri contributi, link a contributi video o articoli informativi di cui condivide l'impostazione. È il più visitato tra quelli dei politici italiani[55].

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