FANDOM


{| class="sinottico" style="width:310px;" |- class="sinottico_testata" ! colspan="2" | Forza Italia |-

|-

| colspan="2" style="text-align: center;" | Forza Italia

|-

! Leader</div> | Silvio Berlusconi

|-

|-

|-

|-

|-

|-

|- | colspan="2" bgcolor="cornflowerblue" style="height:2px;" | |- ! Stato

| Template:Bandiera

|- ! Fondazione | 18 gennaio 1994 |- ! Dissoluzione

| 27 marzo 2009

|-

! Sede</div> | Via dell'Umiltà 36, Roma

|- | colspan="2" bgcolor="cornflowerblue" style="height:2px;" | |-

|- ! Ideologia

| Cristianesimo democratico,
Liberalismo,
Conservatorismo,
Conservatorismo liberale,
Liberalismo conservatore,
Socialdemocrazia (minoranza)

|- ! Collocazione

| centrodestra

|-

! Coalizione</div> | Polo del Buon Governo, Polo delle Libertà (1994)
Polo per le Libertà (1996)
Casa delle Libertà (2001-2006)
Popolo della Libertà (2008)

|-

! Partito europeo</div> | PPE (1999-2009)

|- ! Gruppo parlamentare europeo

| FE (1994-1995),
UpE (1995-1998),
PPE-DE (1998-2009)

|-

|- ! Seggi massimi Template:Partito politico/Assemblee

| 193
(massimo raggiunto nel 2001)

|- ! Seggi massimi Template:Partito politico/Assemblee

| 81
(massimo raggiunto nel 2001)

|- ! Seggi massimi Template:Partito politico/Assemblee

| 27
(massimo raggiunto nel 1994)

|-

|-

| colspan="2" bgcolor="cornflowerblue" style="height:2px;" |

|-

|- ! Organizzazione giovanile

| Forza Italia Giovani

|-

|- ! Colori

| azzurro

|-

|-

|}</div>

Forza Italia è stato un partito politico italiano di centrodestra, attivo dal 18 gennaio 1994 al 27 marzo 2009. Presidente e leader del partito è stato, sin dalla sua fondazione, Silvio Berlusconi.

Logo ForzaItalia 2006

L'ideologia del partito variava dal liberismo all'economia sociale di mercato di ispirazione cristiano-democratica; il suo colore ufficiale era l'azzurro.

Forza Italia è stato il principale partito della coalizione di centrodestra denominata Casa delle Libertà, che ha governato l'Italia dal 2001 al 2006. Dopo la vittoria elettorale del 2008 della lista del Popolo della Libertà, a cui Forza Italia aveva aderito, il partito si è sciolto e la lista è diventato un partito.

A livello europeo aderiva al Partito Popolare Europeo, di cui costituiva il principale membro italiano.

StoriaModifica

La nascita e i primi coordinamentiModifica

Template:Vedi anche

File:Sede Nazionale Forza Italia (roma).JPG

Forza Italia! Associazione per il buon governo viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, il 29 giugno 1993 da alcuni noti professionisti, alcuni inseriti nelle aziende controllate da Fininvest, altri comunque vicini al fondatore e proprietario di quest'ultima Silvio Berlusconi, tra i quali Marcello Dell'Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani[1]. Il nome venne preso dallo slogan Forza Italia utilizzato nella campagna elettorale della Democrazia Cristiana del 1987, curata da Marco Mignani[2].

Berlusconi inizia a parlare di politica già da mesi, forse fin dalla seconda metà del 1992[3]. Il 19 marzo 1993 lascia intendere di essere preoccupato per la situazione politica[4]. Il 10 maggio presiede il convegno Cambiare per rinascere: nuove idee, nuovi uomini, dove emerge il profilo del partito che vorrebbe il fondatore della Fininvest[5].

Inizialmente Berlusconi preferisce agire con cautela, ma le indiscrezioni trapelano, come quella che vuole Giuliano Urbani ideologo del movimento berlusconiano[6].

Il 13 settembre Berlusconi si sbilancia con un vorrei fare un partito, ma non posso[7].

Il 16 ottobre il settimanale della Arnoldo Mondadori Editore, Epoca, mostra in copertina il logo dei Club Forza Italia. All'interno vi è una lunga intervista a Silvio Berlusconi che nega si tratti delle sezioni di un futuro partito politico[8][9].

Il 22 ottobre il quotidiano la Repubblica pubblica alcuni documenti redatti da Urbani che circolano fra i dirigenti di Berlusconi di argomento politico. Berlusconi tuttavia nega la paternità di tali documenti e nega di essere il leader di un partito politico[10]. Nei giorni successivi nega di organizzare direttamente i club Forza Italia e accusa il gruppo Repubblica-l'Espresso di metter in atto una campagna tesa alla distruzione del suo gruppo[11].

Il 23 novembre, Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l'inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente. Inoltre afferma, riguardo alle elezioni comunali di Roma, che, se potesse votare, voterebbe per Gianfranco Fini; mai un imprenditore così importante si era schierato tanto apertamente per un candidato del Movimento Sociale Italiano.

Il 25 novembre nasce l'Associazione nazionale dei club di Forza Italia, strettamente legata alle aziende facenti capo a Fininvest, con la sede in viale Isonzo a Milano.

Il giorno dopo Berlusconi accetta l'invito dell'Associazione stampa estera a tenere una conferenza stampa sulle sue dichiarazioni su Fini[12].

Il 10 dicembre a Brugherio Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e ne presenta l'inno[13]. Il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in un palazzo in via dell'Umiltà a Roma che è lo stesso che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Il 18 gennaio 1994 Berlusconi, Tajani, Luigi Caligaris, Martino, Valducci, danno vita al Movimento Politico Forza Italia. L'annuncio della discesa in campo viene dato con un messaggio televisivo il 26 gennaio; Template:Citazione necessaria

Fin dagli inizi il partito si configura come una novità assoluta anche nelle strutture organizzative: al posto di un segretario come negli altri partiti, vi è un presidente, Berlusconi stesso; anziché una direzione nazionale vi è il comitato di presidenza, composto da Silvio Berlusconi, Antonio Martino, Luigi Caligaris, Antonio Tajani, Mario Valducci, che è anche amministratore nazionale. Non c'è nemmeno un'assemblea nazionale, ma l'assemblea degli associati (e iscriversi costava centomila lire, con in omaggio l'audiocassetta con l'inno). Il movimento non ha neppure sezioni comunali e provinciali, ma solo rappresentanze regionali e la sede centrale romana, che però non è la stessa che coordina i club, che è sita a Milano.

Data la struttura, le origini e la presenza all'interno, in questa fase, di molti uomini di Fininvest e Publitalia '80, si parlerà subito fra i detrattori di partito-azienda[14], di partito di plastica[15], di partito personale o anche partito eversivo (nel senso di partito completamente nuovo, estraneo alla tradizione liberale, fondato sulla lealtà incondizionata nei confronti del capo, non nei confronti di un'idea o di un progetto)[16].

La campagna elettorale e la vittoria del 1994Modifica

Nello storico discorso del 26 gennaio Berlusconi definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.

Il 6 febbraio, al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.

Il 27-28 marzo, con i risultati delle elezioni politiche, Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell'area di centrodestra: al Nord l'alleanza è denominata Polo delle Libertà e formata da Forza Italia, CCD e Lega Nord), mentre al Sud Polo del Buon Governo[17] formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD, Unione di Centro e Polo Liberal Democratico. Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l'Italia, formata da Partito Popolare Italiano e Patto Segni.

Il successo di Forza Italia può essere attribuito a due fattori: a differenza di altri personaggi nuovi comparsi sulla scena politica, come Mario Segni, Berlusconi si appellava a interessi sociali più precisi e focalizzati, come quelli dei lavoratori autonomi; inoltre Berlusconi puntava su una netta polarizzazione tra destra e sinistra, togliendo spazio a ipotesi di centrismo che venivano spazzate via dalla radicalizzazione dello scontro. Ovviamente la semplificazione dei termini dello scontro elettorale, anche per la sua lontananza dalla vecchia politica fatta di compromessi, faceva buon gioco ad una campagna di "lancio" del marchio sviluppata con un successo che ha ben pochi precedenti. Si possono aggiungere anche fattori come l'appello all'efficienza, la sfiducia verso la politica tradizionale e la costruzione dell'immagine del leader come uomo deciso ma disinteressato, forte ma generoso.

L'aspetto anomalo era rappresentato dagli alleati: Forza Italia era infatti coalizzata con la Lega Nord nelle regioni settentrionali, dove Alleanza Nazionale si presentava isolata, e con il partito guidato da Gianfranco Fini al centro-sud: non una coalizione, in sostanza, ma due.

Il breve Governo Berlusconi IModifica

Template:Vedi anche Il 90% degli eletti nelle liste di Forza Italia risultò alla prima esperienza parlamentare. Il centrodestra riuscì ad ottenere la maggioranza dei seggi alla Camera dei deputati, ma non al Senato. Determinanti per la nascita del governo furono così i voti di tre senatori a vita (Gianni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone) e di quattro senatori eletti nelle liste del Patto per l'Italia (Giulio Tremonti, Vittorio Cecchi Gori, Alberto Michelini e Luigi Grillo).

Poco dopo le elezioni infatti Giulio Tremonti e Alberto Michelini avevano lasciato il Patto Segni e fondato la Fondazione Liberaldemocratica, formazione che aderì successivamente a Forza Italia e Tremonti venne nominato Ministro delle Finanze.

Alle successive elezioni europee del 1994, Forza Italia ottenne oltre il 30% dei voti. I suoi eletti, tuttavia, non aderirono ad alcuno dei maggiori gruppi parlamentari europei, bensì ne costituirono uno proprio denominato Forza Europa. In seguito, nel 1995, Forza Europa si fonderà con l'Alleanza Democratica Europea, di cui facevano parte soprattutto gli esponenti del francese Raggruppamento per la Repubblica: sorse così il gruppo Unione per l'Europa.

Nonostante il successo elettorale, comunque, il primo governo Berlusconi cadde pochi mesi dopo. Una proposta del Governo per riformare il sistema pensionistico incontrò la tenace opposizione dei sindacati, che proclamarono lo sciopero generale. Si acutizzò così la crisi politica fra la Lega Nord ed il resto della maggioranza. Immediatamente dopo la vittoria elettorale, Bossi aveva già manifestato il suo disagio a governare assieme ai politici del Movimento Sociale Italiano (da lui definiti fascisti).

Lo scontro diretto arrivò alla vigilia delle vacanze natalizie, fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, dichiarò che il patto sancito con la Lega all'inizio dell'anno era stato tradito e chiese di tornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambiò le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo era stato ampiamente disatteso dal governo. La Lega formò un'alleanza con il Partito Popolare, assieme a cui presentò una mozione di sfiducia. Così si aprì la crisi: Berlusconi, per evitare di essere sfiduciato, rassegnò le proprie dimissioni, spingendo per le elezioni anticipate ed invitando gli elettori a una "rivolta morale" contro il cambio di maggioranza (soprannominato ribaltone).

File:Silvio Berlusconi 8-6-95.jpg

Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro non ritenne di sciogliere le camere, in quanto era possibile una maggioranza alternativa. La Lega decise in seguito di appoggiare, insieme ai parlamentari popolari e della sinistra, un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini. Forza Italia e il resto dell'ex maggioranza di centro-destra, dopo aver inizialmente appoggiato la nomina di Dini (ministro del Tesoro nel Governo Berlusconi, Dini era stato tra i maggiori sostenitori della contestata riforma delle pensioni), si chiamarono fuori dopo la pubblicazione dell'elenco dei ministri e tornarono a chiedere le elezioni anticipate. Il Governo Dini ottenne comunque la fiducia.

Il Polo perde le elezioni 1996Modifica

Consumata la rottura con la Lega Nord, il centrodestra si riorganizza senza il partito di Bossi nel Polo per le Libertà, formato da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico e Cristiani Democratici Uniti, e stringe un accordo di desistenza con la Lista Pannella-Sgarbi.

Alle elezioni politiche del 1996 tuttavia il Polo, candidando nuovamente Berlusconi alla carica di Presidente del Consiglio, perde e si costituisce il governo dell'Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi.

Sommando i voti ottenuti nella quota proporzionale della Camera dal Polo con quelli della Lista Pannella-Sgarbi si ottiene un risultato maggiore della somma dei voti dei partiti di centro-sinistra (44,0% contro 43,3%); tuttavia, il numero di seggi complessivo fu inferiore, in parte perché nei collegi uninominali dell'Italia settentrionale il successo della Lega Nord danneggiò maggiormente i candidati del Polo.

Forza Italia si mette all'opposizione del Governo Prodi e Berlusconi diventa il leader dell'opposizione[18].

Il primo congresso del 1998Modifica

Dal 16 al 18 aprile 1998 ad Assago viene celebrato il primo congresso nazionale del partito, dove viene confermato all'unanimità presidente del partito Silvio Berlusconi. Nel congresso vengono anche eletti dai delegati sei esponenti dell'esecutivo del partito, il Comitato di Presidenza[19][20].

Il comitato viene successivamente completato ed è formato trentatré membri[21]:

  • Berlusconi stesso;
  • i sei eletti dal congresso: Maria Teresa Armosino, Maurizio Bernardo, Donato Bruno, Filippo Cingolani, Franco Frattini e Gianni Pilo;
  • Niccolò Querci in quanto segretario della conferenza dei coordinatori regionali;
  • i sei nominati del presidente del partito: Filippo Mancuso, Antonio Martino, Antonio Marzano, Marcello Pera, Giulio Tremonti e Giuliano Urbani;
  • i tre capigruppo a Camera, Senato e Parlamento europeo: Beppe Pisanu, Enrico La Loggia e Claudio Azzolini;
  • i tre vicepresidenti di assemblea: Alfredo Biondi per la Camera, Domenico Contestabile per il Senato e Guido Podestà per il Parlamento europeo;
  • i tre presidenti di Regione: Giancarlo Galan per il Veneto, Enzo Ghigo per il Piemonte e Giuseppe Nisticò per la Calabria;
  • il responsabile del movimento giovanile Andrea Di Teodoro.
  • i dieci responsabili di settore: Claudio Scajola (coordinatore dell'organizzazione e coordinatore dei settori), Gianni Baget Bozzo (formazione), Massimo Maria Berruti (controllo degli obiettivi), Paolo Bonaiuti (comunicazione e immagine), Renato Brunetta (programma), Raffaele Costa (difensore civico), Rocco Crimi (dipartimenti), Giovanni Dell'Elce (amministrazione), Alberto Michelini (volontariato no profit) e Mario Valducci (enti locali).

Nel giugno 1998 il movimento dei Cristiani Democratici per la Libertà di Roberto Formigoni e Raffaele Fitto, fuoriusciti dai Cristiani Democratici Uniti, aderisce a Forza Italia[22].

Europee 1999 e Regionali 2000: nasce la CdLModifica

I consensi del partito, intanto, aumentano: alle elezioni europee del 1999 Forza Italia ottiene circa il 25,17%, risultando il primo partito italiano.

Dopo che già dal 1998 la maggior parte degli europarlamentari FI avevano aderito al Gruppo del Partito Popolare Europeo, gli eletti nelle liste FI alle europee del 1999 s'iscrivono al Gruppo del Partito Popolare Europeo - Democratici Europei e dal 1° ottobre 1999 FI aderisce ufficialmente come membro del Partito Popolare Europeo, il partito politico europeo che raccoglie democristiani e conservatori[23].

Il successo del partito e della coalizione di centrodestra è confermato alle Regionali del 2000. Nel 2000 infatti, dopo che la Lega aveva abbandonato i suoi propositi secessionisti, si ricompatta l'alleanza col partito di Bossi, che prende il nuovo nome di Casa delle Libertà, aperta anche ai contributi di partiti e movimenti minori.

I forzisti eletti governatori sono Roberto Formigoni in Lombardia, Giuseppe Chiaravalloti in Calabria, Sandro Biasotti in Liguria, Raffaele Fitto in Puglia, Enzo Ghigo in Piemonte e Giancarlo Galan in Veneto.

Il successo alle regionali del centrodestra provoca le dimissioni del Governo D'Alema II.

La vittoria del 2001 e gli anni di governoModifica

Template:Vedi anche Forza Italia alle elezioni del maggio del 2001 si presenta nella Casa delle Libertà insieme ad Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico, Cristiani Democratici Uniti, Partito Repubblicano Italiano e Nuovo PSI candidando Silvio Berlusconi alla Presidenza del Consiglio.

La CdL vince le elezioni: si forma il Governo Berlusconi II. Durante la campagna elettorale Berlusconi sigla, presso la trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa, il noto Contratto con gli italiani: un accordo fra lui ed i suoi potenziali elettori in cui si impegna, in caso di vittoria, a realizzare ingenti sgravi fiscali, il dimezzamento della disoccupazione, l'avviamento di decine di opere pubbliche, l'aumento delle pensioni minime e la riduzione del numero di reati; impegnandosi altresì a non ricandidarsi alle successive elezioni nel caso in cui almeno quattro dei cinque punti principali non fossero stati mantenuti.

Forza Italia, pertanto, va al governo del Paese, un governo (guidato dallo stesso Berlusconi) che acquista il primato di più longevo nella storia della Repubblica, durando in carica 1.422 giorni.

A partire dalle elezioni regionali del Friuli-Venezia Giulia, nel 2003, e nelle successive consultazioni elettorali, Forza Italia registra un progressivo calo di consensi, pur rimanendo la lista più votata della Casa delle Libertà. Conseguentemente alla sconfitta alle Regionali del 2005, il centrodestra mantiene soltanto due regioni (Lombardia e Veneto) delle otto precedentemente governate. In questo frangente, a seguito di una lunga verifica iniziata mesi prima, alcuni partiti della coalizione chiedono un rilancio del programma e dell'attività di governo. All'apertura formale della crisi con il ritiro dei ministri dell'UDC e dei membri del governo del Nuovo PSI, la tensione tra Berlusconi e il segretario UDC Marco Follini è altissima: indiscrezioni apparse sui principali quotidiani nazionali raccontano di minacce di un "trattamento speciale" sulle reti Mediaset contro quest'ultimo[24]. Silvio Berlusconi riesce tuttavia a ricompattare la coalizione - facendo alcune concessioni agli alleati - e ad ottenere così la fiducia per un nuovo esecutivo.

La sconfitta alle elezioni del 2006Modifica

La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006 è una delle più accese di tutta la storia. Forza Italia e la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, si presentarono agli elettori chiedendo un giudizio positivo sull'esperienza dei due governi, durati complessivamente cinque anni. La coalizione di centrosinistra rinnovata e guidata da Romano Prodi si presentò con un giudizio diametralmente opposto sulla legislatura.

Berlusconi partecipò a due confronti televisivi ufficiali col suo sfidante, durante i quali accusò la sinistra di essere divisa sulle principali proposte economiche. Il momento più importante della campagna elettorale di Berlusconi fu però un clamoroso ed inaspettato intervento ad un'assemblea della Confindustria, attaccando i rivali sui temi dell'economia e della giustizia. In chiusura della campagna, il Presidente del Consiglio uscente lanciò la proposta dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa.

La Casa delle Libertà riuscì così a riconquistare la fiducia di molti elettori e Forza Italia si riappropriò della leadership all'interno della coalizione, ottenendo un risultato in netta ascesa rispetto alle previsioni, ma inferiore a quelle delle elezioni del 2001 e comunque non sufficiente ad evitare la sconfitta elettorale del centrodestra. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottenne, con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale varata nel 2005 dal centrodestra e nel complesso, contando anche i voti del Trentino-Alto Adige, della Valle d'Aosta e della circoscrizione Estero, circa 130.000 voti in più, con una percentuale del 49,73% dei consensi contro il 49,40% della CdL.

Al Senato, la situazione era ribaltata: la CdL ottenne nel complesso circa 147.000 voti in più, il 49,57% contro il 49,16%, ma per il sistema degli sbarramenti regionali previsti dalla legge elettorale, varata dal Governo Berlusconi III, e con l'apporto del voto della circoscrizione Estero, l'Unione riuscì comunque a conquistare due seggi in più.

File:Renato Schifani in Poland 2008.jpg

Forza Italia, nonostante un forte calo rispetto alle politiche del 2001, alla Camera meno 6%, risulta alla Camera come la seconda forza politica italiana con 9 milioni di voti (23,7%) dietro la lista L'Ulivo (che è l'unione di due partiti, i Democratici di Sinistra e La Margherita) che invece ha ottenuto 11,9 milioni di voti e al Senato (dove i Democratici di Sinistra e La Margherita si sono presentati separati) come la prima forza politica del Paese con 8,2 milioni di voti (24,0%). Elegge, compresi gli eletti nella circoscrizione Estero, 140 deputati e 79 senatori. La presidenza del gruppo alla Camera dei deputati viene assunta da Elio Vito mentre al Senato a guidare il gruppo è Renato Schifani, entrambi già alla guida dei rispettivi gruppi parlamentari nella legislatura precedente.

La nascita del Popolo della Libertà ed il ritorno al governoModifica

Template:Vedi anche Il 18 novembre 2007 Silvio Berlusconi, a margine di un'iniziativa di Forza Italia contro il Governo Prodi, dichiarò il prossimo scioglimento del partito, che sarebbe poi confluito in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà[25].

Il progetto successivamente mare accantonato, ma viene poi rilanciato dopo la caduta del Governo Prodi e così Forza Italia si presentata assieme ad Alleanza Nazionale, che inizialmente aveva rinunciato all'adesione, e ad altri movimenti e partiti politici dell'ormai ex coalizione di centrodestra in una lista unica alle elezioni politiche del 2008.

Le elezioni hanno visto la vittoria della coalizione formata da PdL, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia e il ritorno al governo del centrodestra dopo due anni.

Il 21 novembre 2008 il Consiglio Nazionale di Forza Italia ha sancito ufficialmente la confluenza nel PdL e ha dato a Berlusconi pieni poteri nella fase di transizione[26][27], conclusasi con il congresso costituente del nuovo partito, che si tiene dal 27 al 29 marzo 2009[28].

IdeologiaModifica

È scritto nello Statuto di Forza Italia[29]: {| style="padding:0; width:auto; background:none; margin-bottom:.5em; font-size:95%; color:#000; text-align:left;"

| style="padding:0 1.2em; vertical-align:top;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"|
« Forza Italia è una associazione di cittadini che si riconoscono negli ideali propri delle tradizioni democratiche liberali, cattolico liberali, laiche e riformiste europee. Essi ispirano la loro azione politica ai valori universali di libertà, giustizia e solidarietà concretamente operando a difesa del primato della persona in ogni sua espressione, per lo sviluppo di una moderna economia di mercato e per una corretta applicazione del principio di sussidiarietà. »
| - class="hiddenStructure noprint" | style="padding:0 1.2em;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"| |}</div>

È scritto nella Carta dei Valori del partito[30]: {| style="padding:0; width:auto; background:none; margin-bottom:.5em; font-size:95%; color:#000; text-align:left;"

| style="padding:0 1.2em; vertical-align:top;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"|
« Forza Italia non nasce da una precedente organizzazione politica o da un costituito sistema dottrinale. Nasce dall'appello di un uomo, Silvio Berlusconi, direttamente rivolto ad un corpo elettorale nel quale rischiava di aprirsi un enorme vuoto storico-politico di rappresentanza. Forza Italia si costituisce come risposta alla crisi dei partiti della Prima Repubblica; come reazione ad una possibile deriva illiberale del sistema politico; come offerta di rappresentanza all'area dei moderati nel quadro di una nuova democrazia dell'alternanza; come proposta di governo per realizzare una seconda modernizzazione italiana. »
| - class="hiddenStructure noprint" | style="padding:0 1.2em;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"| |}</div>

Silvio Berlusconi, nel 1998, ha definito il suo partito come[31]: {| style="padding:0; width:auto; background:none; margin-bottom:.5em; font-size:95%; color:#000; text-align:left;"

| style="padding:0 1.2em; vertical-align:top;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"|
« E' un partito liberale ma non elitario, anzi un partito liberaldemocratico popolare;

è un partito cattolico ma non confessionale;

è un partito laico, ma non intollerante o laicista;

è un partito nazionale ma non centralista. »
| - class="hiddenStructure noprint" | style="padding:0 1.2em;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"| |}</div>


Forza Italia si definisce un partito nuovo, senza legami diretti con la cosiddetta Prima Repubblica e, nel contempo, legittimo erede delle migliori tradizioni politiche italiane. Il democristiano Alcide De Gasperi, il socialdemocratico Giuseppe Saragat, il liberale Luigi Einaudi e il repubblicano Ugo La Malfa sono citati nel preambolo dello statuto di Forza Italia come padri nobili a cui il partito intende riferirsi.

Forza Italia si rifà ad una un'identità di centrodestra, facendo parte dal 1999 del Partito Popolare Europeo, ma senza limitare per questo l'apertura alla tradizione della sinistra riformista (come si vede nei riferimenti alle personalità della sinistra moderata), con un esplicito richiamo al pensiero del socialismo liberale.

Sempre dalla Carta dei Valori: {| style="padding:0; width:auto; background:none; margin-bottom:.5em; font-size:95%; color:#000; text-align:left;"

| style="padding:0 1.2em; vertical-align:top;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"|
« Stiamo dunque costruendo un soggetto politico inedito per la storia d'Italia. Un soggetto che si propone l'unione di tre grandi aree politico-culturali: quella del cattolicesimo liberale e popolare, quella dell'umanesimo laico, liberale e repubblicano, quella del liberal-socialismo. »
| - class="hiddenStructure noprint" | style="padding:0 1.2em;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"| |}</div>

{| style="padding:0; width:auto; background:none; margin-bottom:.5em; font-size:95%; color:#000; text-align:left;"

| style="padding:0 1.2em; vertical-align:top;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"|
« Siamo piuttosto un nuovo partito di centro, liberal-popolare e liberal-socialista; alleato con la destra moderata e aperto alla cultura della sinistra riformista »
| - class="hiddenStructure noprint" | style="padding:0 1.2em;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"| |}</div>

Forza Italia è un partito essenzialmente accentrato sulla figura del suo leader. L'orientamento politico di Forza Italia è moderato-liberale.

La struttura di formazione è diretta da don Gianni Baget Bozzo e la linea politica è influenzata da Ferdinando Adornato (direttore del mensile Liberal) che ha tentato di riadattare il neoconservatorismo statunitense al contesto politico-culturale italiano. Adornato si è concentrato sul progetto di riunire i partiti dell'area di centrodestra attraverso la creazione di un nuovo soggetto politico unitario.

Forza Italia sostiene la parità di importanza tra scuola privata e scuola pubblica; ritiene che i vincoli pubblici alla libera iniziativa imprenditoriale vadano eliminati o fortemente ridotti; Template:Citazione necessaria; propone la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura inquirente; in politica estera adotta una linea fortemente atlantista. Sostiene, inoltre, le posizioni di libertà di coscienza in tematiche che riguardano la bioetica.

StrutturaModifica

La struttura di Forza Italia è prevalentemente verticistica: i coordinatori nazionali e regionali sono nominati direttamente dal presidente del movimento. Gli iscritti, invece, possono eleggere i coordinatori dei club locali e i coordinamenti provinciali.

Organi nazionaliModifica

PresidenteModifica

Vice PresidenteModifica

Presidente del Comitato di PresidenzaModifica

Vice Presidente del Comitato di PresidenzaModifica

Presidente del Consiglio NazionaleModifica

Coordinatore nazionaleModifica

Vice Coordinatore nazionaleModifica

Responsabile della Segreteria PoliticaModifica

Vice Responsabile della Segreteria PoliticaModifica

Amministratore nazionaleModifica

PortavoceModifica

Capogruppo alla CameraModifica

Capogruppo al SenatoModifica

Capo delegazione al Parlamento europeoModifica

Coordinatori regionaliModifica

I coordinatori regionali sono a capo del partito a livello regionale e sono nominati dal presidente. Sono riuniti nella Conferenza dei Coordinatori regionali, il cui segretario è stato Angelino Alfano dal 2002.

Organizzazioni interneModifica

Sono strutture interne di Forza Italia:

  • Forza Italia Seniores: era l'organizzazione dei forzisti over 65, al cui vertice vi era il Senatore Enrico Pianetta.
  • Azzurro Donna: era l'organizzazione femminile di Forza Italia, alla cui guida c'era Mara Carfagna.
  • Azzurri nel Mondo: era il braccio estero del partito, alla cui guida era stata nominata Barbara Contini.
  • Ragion politica: è il portale internet del Dipartimento Formazione del partito.

Organizzazione giovanileModifica

Forza Italia - Giovani per la Libertà era l'organizzazione giovanile di Forza Italia, rivolta agli azzurri tra i 14 e i 35 anni, ed era guidata da Francesco Pasquali. Nell'aprile 2009 Forza Italia Giovani si fonde con Azione Giovani, l'organizzazione giovanile di AN, per formare Giovane Italia il movimento giovanile del PdL, e Francesco Pasquali ne è coordinatore.

Studenti per le libertà‏ è la sezione studentesca nel movimento giovanile. È stato fondato nel 1999 ed è riconosciuto al tavolo delle associazioni studentesche presso il Ministero dell'Istruzione. In seguito alle elezioni del 16 e 17 maggio 2007, ha un rappresentante eletto al Consiglio nazionale degli Studenti Universitari, massimo organo di rappresentanza istituito presso il Ministero dell'Università.

CorrentiModifica

Template:Vedi anche In nessuno dei due congressi tenutisi nella storia del partito sono state discusse mozioni di minoranza, privilegiando una linea unitaria a sostegno del leader Silvio Berlusconi alla presidenza del movimento, anche se l'elezione da parte del Congresso nazionale di alcuni membri del Consiglio Nazionale è stata spesso movimentata, come quando nel 1998 si ebbe il duello tra Franco Frattini e Gianni Pilo per essere il consigliere nazionale più votato.

In ogni caso ci sono tre possibili distinzioni che si possono fare dei membri di FI: la prima riguarda il dibattito sul profilo organizzativo del partito; la seconda gli orientamenti in materia economica e sociale; la terza concerne gli orientamenti politici generali (non solo a livello nazionale, ma anche locale), spesso in relazione alle vecchie appartenenze politiche.

Nell'ambito della geografia interna delle posizioni politiche esistenti in Forza Italia, assumono rilievo anche le fondazioni e i rapporti con i piccoli movimenti politici strettamente legati al partito.

Dibattito sul modello di partito: scajoliani e dellutrianiModifica

Quanto alla prima si distinguono:

  • scajoliani, guidati da Claudio Scajola e fautori di un maggiore peso della macchina organizzativa del partito, nonché dell'introduzione dei congressi a livello regionale e al rafforzamento di quelli nazionali, provinciali e comunali;
  • publitalisti o dellutriani, fautori del partito leggero e incentrato sulla figura di Berlusconi, guidati da Marcello Dell'Utri, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto.

Negli ultimi tempi le due parti si sono indubbiamente ravvicinate (pochi infatti contestano ancora un maggiore radicamento del partito, unito a più collegialità e più democrazia interna, soprattutto dopo l'appello di Paolo Guzzanti in richiesta di un congresso "vero") e il duo Bondi-Cicchitto sembra muoversi svincolato dal proprio mentore, Dell'Utri. Quanto a quest'ultimo si può dire che abbia deciso di sostenere nuove leve di giovani a discapito di dellutriani di lungo corso come Enzo Ghigo, Roberto Tortoli e Guido Viceconte e che si sia lui stesso convinto della necessità di un'organizzazione capillare del partito, fondata sulle sezioni locali, similmente a quella che i DS hanno ereditato dal vecchio PCI.

Federalismo e politica economica: tremontiani e liberisti docModifica

Attorno al Vice Presidente del partito Giulio Tremonti si è costituito un gruppo composto da membri di diversa estrazione politico-culturale e in gran parte provenienti dal Nord Italia, forti sostenitori del federalismo fiscale, di qui le affinità con la Lega Nord, e di un liberismo temperato. Tra i tremontiani, cementatisi durante la battaglia in due tempi in difesa del risparmio e contro l'operato di Antonio Fazio a Bankitalia, vale la pena di citare Giorgio Jannone, Guido Crosetto, Luigi Casero, Maria Teresa Armosino, Andrea Pastore, Giuseppe Vegas, Gianfranco Conte e lo stesso Antonio Leone.

A Tremonti, spesso tacciato di colbertismo, si sono spesso contrapposti i liberisti doc guidati da Antonio Martino e Raffaele Costa, anche in piena campagna elettorale[38]. In genere, poi, l'ala del partito maggiormente legata all'ex PLI si è dimostrata la meno entusiasta nel sostenere il federalismo propugnato da Bossi e Tremonti, tanto che Egidio Sterpa (ex PLI di lungo corso) è stato l'unico membro del gruppo di FI alla Camera a votare contro il progetto di riforme istituzionali varato dal Governo Berlusconi.

Componenti politicheModifica

Le vecchie correnti di partito però si manifestano attraverso movimenti o associazioni politiche collaterali rispetto a Forza Italia, spesso sono la ricongiunzione di esponenti della stessa area culturale e politica (democristiana, socialista o liberale) guidati da un personaggio carismatico. Tra queste degne di nota sono:

Come si vede, a parte il gruppo di Formigoni, che ha una caratterizzazione più che altro lombarda e ciellina, manca una vera e propria componente democristiana. Ciò è dovuto al fatto che gli ex DC, che pure non sono troppo rappresentati al vertice, sono la stragrande maggioranza del partito, tanto da non sentire la necessità di organizzarsi in una vera e propria corrente. Peraltro spesso i democristiani berlusconiani si dividono sia sulla questione della struttura del partito, sia sulle questioni di attualità politica. In questo gruppo indefinito vanno inseriti Roberto Formigoni e i suoi seguaci, lo stesso Claudio Scajola, Giorgio Carollo, Giuseppe Pisanu, Enrico La Loggia, Renato Schifani, Angelino Alfano, Alfredo Antoniozzi, Raffaele Fitto, Giuseppe Gargani, Francesco Giro, Luigi Grillo, Osvaldo Napoli, Antonio Palmieri e Angelo Sanza, Riccardo Ventre e Marcello Vernola.

In generale si può parlare di un'anima democristiana, di una socialista riformista (ex PSI e ex PSDI), di una liberale e di una di berlusconiani della prima ora, molti dei quali provenienti da Publitalia, come, ad esempio, il vice-presidente dei deputati Antonio Leone e Gianfranco Micciché.

Correnti a livello regionaleModifica

Template:F A livello regionale il panorama delle correnti è molto frastagliato e diversificato e spesso non rispetta le logiche nazionali. Gli ex-Democristiani in particolare si presentano raramente come un fronte compatto e sono piuttosti divisi in diversi gruppi.

In Piemonte si sono contrapposti il gruppo di Enzo Ghigo (ex Publitalia e dellutriano) e quello di Roberto Rosso[40], ex DC ed a capo della corrente sociale, sostenuto anche dagli ex PLI, molto forti in regione e soprattutto nel Cuneese, grazie all'appoggio di Raffaele Costa. L'ultimo coordinatore regionale è stato Guido Crosetto e si collocava neutralmente rispetto alle due fazioni.

In Lombardia al forte gruppo ciellino guidato da Roberto Formigoni, Mario Mauro e Maurizio Lupi[41], si sono uniti riformisti di diversa estrazione politica come Massimo Guarischi (ex PSDI), Giampiero Borghini (ex PCI, poi sindaco di Milano con il sostegno del PSI) e Francesco Colucci (ex PSI). Al gruppo formigoniano, che controlla saldamente il partito, si contrappone un'area di dellutriani e di laico-socialisti, tra i quali spiccano i nomi di Paolo Romani[42] (ex PLI) e Luigi Casero (ex PRI).

In Liguria la stragrande maggioranza dei dirigenti e degli eletti è riconducibile all'area di Claudio Scajola, che controlla tutta la zona del Ponente ligure e, in particolare, della Provincia di Imperia. L'ultimo coordinatore regionale Michele Scandroglio, ex-DC, era a lui molto vicino. All'interno dell'area genovese, oltre al forte gruppo di scajoliani, la componente liberale godeva ancora di un discreto seguito: il deputato Roberto Cassinelli e il senatore Enrico Musso erano sì molto vicini a Scajola, ma provengono dalle file del PLI.

In Veneto il partito è saldamente in mano a Giancarlo Galan (ex-PLI e ex-Publitalia). Al Presidente della Regione fanno riferimento l'area laico-socialista e dellutriana, guidata dagli ex-PSI Amalia Sartori e Renato Chisso e dagli ex-PLI Fabio Gava e Niccolò Ghedini, ultimo coordinatore regionale, e un nutrito gruppo di ex-democristiani con Raffaele Bazzoni, Carlo Alberto Tesserin, Leonardo Padrin, Marino Zorzato e Domenico Menorello in testa. Esistono poi almeno due gruppi provenienti dalla vecchia DC: i cosiddetti neodorotei e i democratici popolari: tra i primi, legati al leader doroteo veneto Franco Cremonese e in gran parte membri del CDU fino al 1998, ci sono Vittorio Casarin e Clodovaldo Ruffato; tra i secondi, un tempo stretti alleati di Galan, ci sono gli ex-seguaci di Giorgio Carollo, fondatore di Veneto per il PPE, tra i quali spiccano i nomi di Renzo Marangon, Barbara Degani e Giancarlo Conta, che si sono recentemente riavvicinati a Galan. Esiste poi un altro gruppo di derivazione PSI, spesso non in sintonia con Galan e guidato da personaggi del calibro di Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, ai quali si è unito l'ex-DC Remo Sernagiotto[43]. A tale gruppo si è spesso accodato anche Aldo Brancher, ex-DC e anello di congiunzione tra Forza Italia e Lega Nord.

Nel Friuli-Venezia Giulia è molto forte la componente proveniente da esperienze radicali e socialiste, guidata da Roberto Antonione e Renzo Tondo (succedutisi alla presidenza regionale), ma non manca un nutrito gruppo di ex-DC, con in testa Isidoro Gottardo e Danilo Moretti.

Nel Lazio, la componente più forte è sempre stata quella di Antonio Tajani[44]. Dopo essere stato sostituito da Beatrice Lorenzin come coordinatore regionale, la giovane forzista è stata poi sostituita da Francesco Giro, leader del gruppo democristiano. Figure di rilievo sono poi Alfredo Antoniozzi e Stefano De Lillo.

In Campania si potevano rintracciare almeno tre gruppi: quello di Antonio Martusciello (sostenuto da altre personalità locali come Antonio Barbieri, Aldo Perrotta, Emiddio Novi, Gaetano Fasolino, Cosimo Izzo e Fulvio Martusciello); quello di Elio Vito e Nicola Cosentino (Luigi Cesaro, Franco Malvano, Gioacchino Alfano, Antonio Girfatti, Alfredo Vito e altri); gli scajoliani (Riccardo Ventre, Paolo Russo e Ermanno Russo). Tra i non schierati figurano Giuseppe Gargani, Claudio Azzolini e Francesco Brusco.

In Puglia il partito era saldamente in mano agli ex democristiani guidati da Raffaele Fitto.

In Sicilia il partito si divideva in un gruppo legato a Gianfranco Micciché e Stefania Prestigiacomo ed un altro di origine democristiana guidato da Renato Schifani, Enrico La Loggia e Angelino Alfano[45].

Fondazioni ed associazioniModifica

Grande rilievo hanno in Forza Italia diverse fondazioni e associazioni:

Movimenti politici e partiti associatti Modifica

Molto vicine a Forza Italia sono anche altre componenti che però non fanno parte ufficialmente del partito, anche se di fatto si comportano con Forza Italia come i partiti associati:

Risultati elettoraliModifica

Voti % Seggi
Politiche 1994 Camera 8.136.135 21,0 113
Senato nel Polo - 36
Europee 1994 10.089.139 30,6 27
Politiche 1996 Camera 7.712.149 20,6 123
Senato nel PpL - 48
Europee 1999 7.813.948 25,2 22
Politiche 2001 Camera 10.923.431 29,4 193
Senato nella CdL - 81
Europee 2004 6.806.245 20,9 16
Politiche 2006 Camera 9.048.976 23,7 140
Senato 8.202.890 24,0 80

Nelle istituzioniModifica

Presidente del SenatoModifica

GovernoModifica

IscrittiModifica

  • 1995 - 5.2001
  • 1996 - 1
  • 1997 - 139.546
  • 1998 - 161.319
  • 1999 - 190.398
  • 2000 - 312.863
  • 2001 - 271.751
  • 2002 - 222.631
  • 2003 - 249.824
  • 2004 - n.d.
  • 2005 - n.d.
  • 2006 - n.d.
  • 2007 - 401.014

1Campagna iscrizioni interrotta in vista di una ridefinizione organizzativa del movimento

CongressiModifica

  • I Congresso Nazionale - Assago (MI), 16-18 aprile 1998
  • II Congresso Nazionale - Assago (MI), 27-29 maggio 2004

StampaModifica

Grande importanza per il partito, e in generale per il centrodestra, hanno quotidiani come Libero (diretto da Maurizio Belpietro), Il Foglio (diretto da Giuliano Ferrara, già ministro per i Rapporti con il Parlamento nel primo Governo Berlusconi), L'Opinione, Il Domenicale e Il Giornale (della cui casa editrice è azionista di maggioranza il fratello di Silvio Berlusconi, Paolo; vicedirettore Paolo Guzzanti e consigliere d'amministrazione Egidio Sterpa, entrambi senatori di FI, mentre direttore è Vittorio Feltri), che, seppure non legati ufficialmente al partito, sostengono Berlusconi, senza far mancare qualche critica, spesso tagliente (specie nel caso di Libero e de Il Foglio).

Per la primavera 2007 è prevista l'uscita di Liberal come quotidiano (12 pagine insieme al Domenicale). Il quotidiano si propone di "raccontare il popolo delle libertà" e affermare "una cultura moderna che non guarda più a sinistra".

È da ricordare che il 16 gennaio 2003 riprende le pubblicazioni l'Avanti!, storico giornale del PSI, ora sotto la direzione di Valter Lavitola e come foglio (quattro pagine) «liberalsocialista» degli ex Psi di Forza Italia, come Fabrizio Cicchitto (che lo ha fortemente voluto), Paolo Guzzanti, Renato Brunetta, Gianni Baget Bozzo. L'8 marzo 2006 però il giornale è divenuto quotidiano socialista avvicinandosi alle posizioni del Nuovo PSI, partito al quale l'editore-direttore è vicino.

Precedenti usi del nomeModifica

Il nome «Forza Italia!» (con tanto di punto esclamativo) era già stato usato per un movimento politico nel 1944, nell'Italia Meridionale durante l'amministrazione alleata. Se ne trova traccia in un libro di Norman Lewis, che scrive: Con la nostra benedizione si sono costituiti qualcosa come sessantacinque partiti politici, i quali parteciperanno alla furiosa rissa democratica che prevedibilmente si scatenerà quando verranno indette le elezioni. Oltre a questi esistono molti movimenti non riconosciuti che aspirano a restituire alla nazione la sua grandezza. [...] Alcuni vengono considerati più risoluti e sinistri, e tra essi quello su cui dovevo indagare, che si chiama «Forza Italia!» e si sospetta di simpatie neofasciste.[46].

Simboli storiciModifica

Note Modifica

Template:References

BibliografiaModifica

  • Amedeo Benedetti, Il linguaggio e la retorica della nuova politica italiana: Silvio Berlusconi e Forza Italia, Erga, Genova, 2004, ISBN 88-8163-363-9
  • Silvio Berlusconi, Discorsi per la democrazia, Mondadori, Milano, 2001, ISBN 88-04-49420-4
  • Silvio Berlusconi, La forza di un sogno: i discorsi per cambiare l'Italia, Mondadori, Milano, 2004, ISBN 88-04-49718-1
  • Silvio Berlusconi, L'Italia che ho in mente, Mondadori, Milano, 2000, ISBN 88-04-48197-8
  • Silvio Berlusconi, Verso il Partito della Libertà: l'identità, i valori, il progetto, Mondadori, Milano, 2006, ISBN 88-04-55839-3
  • Sandro Bondi, Tra destra e sinistra: 1994-2004, la nuova politica di Forza Italia, Mondadori, Milano, 2004, ISBN 88-04-52926-1
  • Fabrizio Cicchitto, Forza Italia: analisi dall'interno, Bietti-Società della Critica, Milano, 2004, ISBN 88-8248-200-6
  • Pino Corrias et al., 1994 - Colpo grosso, Baldini & Castoldi, Milano, 1994, ISBN 88-85987-57-5
  • Alessandro Gilioli, Forza Italia: la storia, gli uomini, i misteri, F.Arnoldi, Bergamo, 1994, ISBN 88-900053-0-0
  • Carmen Golia, Dentro Forza Italia. Organizzazione e militanza, Marsilio, Venezia, 1997, ISBN 88-317-6772-0
  • Laura Mingioni, Una storia italiana. La comunicazione politica di Forza Italia e del suo leader Silvio Berlusconi, Prospettiva editrice, Roma 2007, ISBN 978-88-7418-368-5
  • Onofrio Montecalvo, Clubs Forza Italia e movimento politico: riflessioni sulla possibile dialettica tra opinionismo e partito, Laterza, Bari, 1994, ISBN 88-86243-16-2
  • Paolo Pagani, Forza Italia: come è nato il movimento che in 5 mesi ha cambiato la politica italiana, Boroli, Novara, 2003, ISBN 88-7493-018-6
  • Emanuela Poli, Forza Italia: strutture, leadership e radicamento territoriale, Il Mulino, Bologna, 2001, ISBN 88-15-08345-6
  • Luca Ricolfi, Tempo scaduto. Il «Contratto con gli italiani» alla prova dei fatti, Il Mulino, Bologna, 2006, ISBN 88-15-10888-2
  • Norman Lewis, Napoli '44, Adelphi, Milano, 1998, ISBN 88-459-1397-X

Voci correlateModifica

Altri progetti Modifica

Template:Interprogetto Template:Interprogetto/notizia Template:Interprogetto/notizia Template:Interprogetto/notizia Template:Interprogetto/notizia

Collegamenti esterni Modifica

Template:Partiti politici italiani del passato Template:Silvio Berlusconi

Template:Occhiello


Errore nella funzione Cite: Sono presenti dei marcatori <ref> ma non è stato trovato alcun marcatore <references/>

Ad blocker interference detected!


Wikia is a free-to-use site that makes money from advertising. We have a modified experience for viewers using ad blockers

Wikia is not accessible if you’ve made further modifications. Remove the custom ad blocker rule(s) and the page will load as expected.

Inoltre su FANDOM

Wiki casuale