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Biografia Modifica

Figlia di Ottavio, imprenditore cuneese titolare di un'agenzia di spedizioni (la Unione Corrieri Cuneesi), è seconda di tre fratelli. Terminato il liceo, si trasferisce a Torino per frequentare il corso di laurea in scienze politiche. Poco più tardi sposa Paolo Santanchè, chirurgo estetico, e si impiega nella società del marito con compiti amministrativi.

Laureatasi in scienze politiche[1], nel 1983 fonda una società di marketing. Tra il 1992 e il 1993 partecipa a un corso di formazione imprenditoriale della Sda Bocconi, erroneamente descritto come master nella biografia della Santanchè riportata sul sito Internet del Governo Berlusconi IV.[2]

Nel 1995 lascia il marito (di cui decide comunque di mantenere il cognome) per l'ingegnere Canio Giovanni Mazzaro, imprenditore farmaceutico potentino originario di Acerenza, presidente della Pierrel, da cui ha un figlio nel 1996. Secondo la stampa dopo la separazione con Mazzaro è stata legata all'uomo d'affari Luigi Bisignani, ora è legata sentimentalmente al giornalista Alessandro Sallusti [3].

Carriera politicaModifica

Attività politica con AN a Milano Modifica

Entra in politica inizialmente come collaboratrice personale di Ignazio La Russa nel 1995, iscrivendosi in Alleanza Nazionale.

In quota AN è consulente per la giunta del comune di Milano guidata da Gabriele Albertini, e nel giugno del 1999 è eletta consigliere provinciale alla provincia di Milano.[4]

Deputata di AN Modifica

Nel 2001 si candida per la Camera dei deputati nella quota bloccata del proporzionale: pur non eletta, ottiene il seggio subentrando alla dimissionaria collega di partito Viviana Beccalossi, che resta assessore regionale. Dal 2003 al giugno 2004 è assessore comunale di Ragalna, in provincia di Catania, dove si occupa di sport e grandi eventi.

Nel 2005 diviene capo dipartimento delle pari opportunità di AN; destano critiche il gesto del dito medio rivolto ad alcuni giovani contestatori della riforma Moratti[5][6] e la proposta di una porno-tax, un'imposta sul consumo di materiale pornografico. Nel 2005 è relatrice della Legge finanziaria.

Nel 2006 viene rieletta alla Camera dei deputati nella lista di AN, nel collegio di Milano. Nel gennaio 2007, a seguito di una polemica televisiva con l'imam di Segrate sul velo, le viene assegnata la scorta dalla prefettura di Milano[7].

Nel 2007 Gianfranco Fini la rimuove da responsabile del dipartimento Pari Opportunità del partito, nominando al suo posto Barbara Saltamartini: la Santanchè entra in rottura con i vertici di AN[8].

Portavoce de La Destra e candidata alla presidenza del Consiglio Modifica

Il 10 novembre 2007 la deputata Daniela Santanchè esce da Alleanza Nazionale e aderisce a La Destra divenendone la portavoce[9], e poi, il 10 febbraio 2008, la candidata alla presidenza del Consiglio in occasione delle imminenti elezioni politiche anticipate dell'alleanza La Destra-Fiamma Tricolore[10]. La rottura avviene perché la Santanchè si dichiara contraria alla «destra sbiadita», preferendo «i colori accesi e una destra chiara»[11].

La Santanchè è stata così una delle tre donne candidate sin dalle elezioni alla presidenza del consiglio dei ministri, insieme a Flavia D'Angeli di Sinistra Critica e a Fabiana Stefanoni del Partito di Alternativa Comunista.

Il 28 febbraio Santanchè afferma che «per fare carriera non sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto, in altre parole non l'ho mai data» e che «nella mia carriera sono stata corteggiata da più donne e ne sono lusingata. Il motivo? La verità è che piaccio alle donne perché sono un uomo»[12].

Afferma nel marzo 2008: "Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali" e "Il voto a Silvio Berlusconi è il voto più inutile che le donne possano dare". [13]

Il 9 aprile polemizzando col leader del PdL, ha sostenuto che «Berlusconi è ossessionato da me. Tanto non gliela do...»[14].

Alle elezioni la lista La Destra-Fiamma Tricolore ottiene il 2,4% alla Camera e il 2,1% al Senato e non elegge nessun parlamentare per non avere superato gli sbarramenti elettorali previsti del 4% alla Camera e dell'8% al Senato. Per i sette anni di attività come deputato, Daniela Santanchè ottiene un TFR di 65.534 euro e un vitalizio mensile di 3.605 euro[15]. La Santanchè dichiarò nel 2007 di voler devolvere in beneficenza il proprio stipendio da parlamentare[16].

Dopo le elezioni si apre una frattura tra Storace, che spinge per una linea critica de La Destra verso il PdL, e la Santanchè, che invece spinge per un chiaro affiancamento[17].

Già il 1º giugno 2008 la Santanchè definiva il proprio partito «la destra leale a Berlusconi»[18], ma la divisione emerge chiaramente in occasione della Conferenza programmatica de La Destra che ha luogo a Orvieto dal 19 al 21 luglio[19]. Dalla conferenza il partito esce spaccato in attesa del congresso nazionale[20].

Il 7 agosto la Santanchè, intervistata da Libero, avverte che «i nostri elettori non capirebbero posizioni solitarie e distanti dal governo Berlusconi»[21], ma Storace dissente sostenendo che «quello che dice non è compatibile con la carica di portavoce», aggiungendo che «se vuole portare avanti una linea politica diversa, Daniela deve presentare una mozione congressuale entro il termine previsto del 31 agosto»[22].

Così avviene. Il 22 agosto la Santanchè presenta una propria mozione alternativa a quella di Storace[23].

La nascita del Movimento per l'Italia Modifica

File:Santanchè zarneri.jpg

Tuttavia al Congresso di novembre la Santanchè non ci arriverà, perché il 27 settembre 2008 si dimette da portavoce de La Destra e con «una cinquantina di dirigenti nazionali, regionali e provinciali» lascia il partito[24] perché, sostiene, «non si può restare confinati in un’area di estremismo extraparlamentare e di vago nostalgismo»[25].

Il 22 novembre nasce ufficialmente il Movimento per l'Italia (MPI)[26] e viene presentato al pubblico con una convention all'hotel Sheraton di Roma in cui intervengono la stessa Santanchè, il coordinatore del Pdl Denis Verdini e il giovane vice segretario del movimento, Diego Zarneri.

La polemica contro il burqa e le affermazioni su Maometto Modifica

Il 20 settembre 2009 interviene a Milano ai festeggiamenti per la fine del Ramadan, dove è presente un nutrito gruppo di forze dell'ordine in assetto antisommossa. Qui la Santanchè, secondo la versione dei musulmani, tenta di strappare il velo di dosso ad alcune donne, suscitando la reazione dei musulmani presenti. La Santanchè che ha manifestato accompagnata dal suo vice Diego Zarneri, sostiene invece di aver solo chiesto alla polizia di far rispettare le legge Italiana che prevede il divieto di circolare a volto coperto e di non esser mai entrata in contatto con una donna musulmana. Di seguito la Santanchè dichiarerà di essere stata aggredita e presa a pugni, versione smentita dai musulmani presenti; la Santanchè è stata accompagnata al pronto soccorso dove i medici le hanno riscontrato contusioni toraciche estese con prognosi di 20 giorni[27]. Il 25 settembre 2009, su il Fatto Quotidiano, compare una notizia secondo cui, in realtà, la Santanchè non sarebbe mai stata aggredita. In un breve filmato pubblicato su peacereporter si vedono i tentativi della Santanchè di superare il cordone delle forze dell'ordine, mentre non è dato vedere alcuna aggressione a carico della parlamentare[28]. I legali della Santanchè hanno poi smentito tale versione denunciando l'alterazione delle immagini del video, e hanno reso noto il verbale delle forze dell'ordine presenti e testimoni dell'aggressione e una copia della documentazione del pronto soccorsoTemplate:Citazione necessaria.

L'8 novembre 2009 nel corso della trasmissione Domenica cinque, trasmessa da Canale 5, durante una discussione con l'imam di Segrate Ali Abu Shwaima, riguardo alla presenza del crocefisso nelle scuole, la Santanchè afferma che: {| style="padding:0; width:auto; background:none; margin-bottom:.5em; font-size:95%; color:#000; text-align:left;"

| style="padding:0 1.2em; vertical-align:top;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"|
« Maometto aveva nove mogli, l'ultima era una bambina di nove anni. Maometto era un poligamo e un pedofilo»
| - | style="padding:0 1.2em;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"|
(Daniela Santanchè, 8 novembre 2009[29][30])
|}</div>

La nomina a Sottosegretario (febbraio 2010) Modifica

Alle elezioni amministrative del 2009 il Movimento per l'Italia si presenta in poche realtà, ma sempre alleato del centrodestra.

Il 24 febbraio il movimento si federa con il PdL e, pur in assenza di rappresentanza parlamentare, la sua leader il 1º marzo entra nel governo Berlusconi IV come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Attuazione del programma di governo[31], nomina che ha suscitato polemiche all'interno del centrodestra[1]. Resta in carica fino al 16 novembre 2011.

Con le dimissioni di Berlusconi, la Santanchè non essendo parlamentare e non avendo cariche nel PDL, resta senza incarichi politici e istituzionali [32].

Attività imprenditoriali Modifica

La sua società di pubblicità Visibilia, fondata nel 2007, è concessionaria della raccolta della pubblicità de Il Giornale di Paolo Berlusconi e dell'Ordine di Como (che è venduto in abbinamento al primo)[33] e di alcuni free press (Metro ed IoSpio)[34][35]. In precedenza era stata concessionaria di Libero e Il Riformista.

È stata in società con Flavio Briatore, Lele Mora, Paolo Brosio e Marcello Lippi nel locale di Porto Cervo Billionaire ed è socia del Twiga a Forte dei Marmi[36].

Note Modifica

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Altri progetti Modifica

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Collegamenti esterni Modifica

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|- style="background: #efefef" ! width="26%" | Predecessore ! width="47%" | Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all'Attuazione del programma di governo ! width="26%" | Successore

! | 30x30px

|-

| style="font-size:90%;"| Giovanni Dell'Elce (fino al 2005) | style="font-size:90%;"| 4 marzo 2010 - 16 novembre 2011 | style="font-size:90%;"| vacante |

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