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Esponente della Democrazia Cristiana, è stato fondatore di alcuni partiti di ispirazione centrista come il Centro Cristiano Democratico (CCD), i Cristiani Democratici per la Repubblica (CDR), l'Unione Democratica per la Repubblica (UDR) e infine l'UDEUR. E' segretario nazionale dei Popolari per il Sud ed europarlamentare eletto con il PDL.

È stato ministro del Lavoro nel Governo Berlusconi I dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995 e Ministro della Giustizia nel Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 al 17 gennaio 2008.

È stato membro del Parlamento dal 1976 al 2008, in qualità di deputato e (negli ultimi due anni) come senatore. Da giugno 2009 è membro del Parlamento Europeo, ove era già stato parlamentare tra il 1999 e il 2004.

È stato sindaco di Ceppaloni, suo paese natale, dal 1986 al 1992 e dal 2003 al 2008.

Attività giornalistica Modifica

Laureato in filosofia, è giornalista professionista. La sua carriera come giornalista e i suoi esordi nella vita politica sono stati ampiamente descritti da lui stesso in varie interviste, citate ad esempio nel recente libro "La casta" di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo[1], dove si legge come l'assunzione di Clemente Mastella alla Rai sarebbe stata agevolata da una raccomandazione del potentissimo democristiano Ciriaco De Mita. La redazione locale ove Mastella prese servizio proclamò tre giorni di sciopero contro l'ingresso in ruolo di un giornalista assunto senza regolare concorso e per nomina politica diretta.[2]

Mastella ospite al Bagaglino

Carriera politica Modifica

Deputato della Democrazia Cristiana Modifica

File:Mastella 1976.jpg

In vista delle elezioni politiche del 1976, come racconta lui stesso, nelle pause pranzo dei dipendenti della Rai, chiedeva "ai centralinisti di telefonare nei comuni del mio collegio elettorale. Mi facevo introdurre come direttore della Rai e segnalavo questo nostro bravo giovane da votare: Clemente Mastella. Funzionò".[1]

Mastella fu quindi eletto deputato, nelle file della Democrazia Cristiana. È deputato alla Camera ininterrottamente dal 1976, riconfermato per otto legislature consecutive.

Deputato CCD e Ministro del Lavoro del governo Berlusconi I Modifica

Dopo un lungo trascorso politico nella Democrazia Cristiana, fonda nel 1994 il CCD di cui diviene presidente, condividendone la leadership con Pier Ferdinando Casini.

Dopo la vittoria del Polo delle Libertà alle elezioni del 1994, diventa ministro del Lavoro nel Governo Berlusconi I.

Deputato CDR, UDR e UDEUR Modifica

Nel febbraio 1998 è protagonista di una scissione interna al CCD, raccogliendo l'appello dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga di costituire una nuova formazione politica di centro, alternativa alle due coalizioni.

Mastella fonda così i CDR, Cristiano Democratici per la Repubblica, che si uniscono al CDU nella formazione di gruppi parlamentari unitari.

Nel giugno successivo i CDR confluiscono con altre formazioni nel progetto politico dell'UDR, Unione Democratica per la Repubblica, di cui Mastella diventa segretario nazionale.

Dopo la breve esperienza (la storia dell'UDR termina dopo appena un anno), nel 1999 fonda l'UDEUR, Unione Democratici per l'Europa, partito politico spiccatamente di centro.

Nel 2000 fu, insieme a Salvatore Cuffaro, testimone di nozze del braccio destro di Bernardo Provenzano, Francesco Campanella, l'uomo che fornì a Provenzano i documenti falsi per andare in Francia a operarsi alla prostata. Campanella era il segretario dei giovani dell'UDEUR.

Alle elezioni politiche del 2001 è stato eletto con il sistema proporzionale nella seconda circoscrizione della Campania.

Sindaco di Ceppaloni (2003-2008) Modifica

Nel 2003 si candida a sindaco di Ceppaloni, appoggiato da Forza Italia e SDI, nella lista "Ceppaloni al centro", vincendo le elezioni contro il candidato appoggiato dal centro-sinistra e Rifondazione Comunista.[3]

La partecipazione alle primarie dell'Unione (2005) Modifica

A seguito dell'organizzazione delle consultazioni primarie per scegliere il capo della coalizione dell'Unione, Mastella presentò la sua candidatura per "presidiare il centro" della coalizione. {| style="padding:0; width:auto; background:none; margin-bottom:.5em; font-size:95%; color:#000; text-align:left;"

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« Il Centro della politica non è un luogo astratto ma è un progetto per il futuro, un’idea, un percorso, un metodo, una storia, un’identità. La mia candidatura alle primarie del centro-sinistra, nasce con questa ostinata convinzione. »
| - class="hiddenStructure noprint" | style="padding:0 1.2em;border:none"| | style="padding:0 1.2em 0 0;border:none"| |}</div>

Le elezioni primarie si sono svolte il 16 ottobre 2005: Mastella è arrivato terzo, raccogliendo 196.014 voti (il 4,6% dei consensi), alle spalle di Romano Prodi, che ha ricevuto l'investitura di capo della coalizione, e di Fausto Bertinotti.

Nella giornata delle votazioni, ha criticato l'organizzazione dell'evento, definendo le primarie come un "gioco fasullo". A scatenare la miccia è stato il fatto che, a metà mattinata, nel suo paese di residenza (di cui Mastella era anche sindaco), Ceppaloni, le schede erano già terminate e molta gente non ha potuto votare: "Se non ci vogliono, ce lo dicano", ha incalzato Mastella, accusando altresì di essere venuto a conoscenza che in diversi seggi di Roma erano pronte schede già votate per Prodi e pronte per essere inserite nelle urne. Già in precedenza, Mastella aveva denunciato incongruenze nell'allestimento dei seggi sostenendo che erano stati costituiti in numero inferiore al Sud, dove lui è più forte.

L'UDEUR, pertanto, minaccia di garantire soltanto l'appoggio esterno alla coalizione di centro-sinistra, ma nei mesi successivi i rapporti con la coalizione si ricompongono e l'UDEUR firma il programma dell'Unione.

Ministro della giustizia nel governo Prodi II (2006-2008) Modifica

Alle elezioni 2006 Clemente Mastella è eletto al Senato della Repubblica come candidato dell'UDEUR. Presentatosi sia nella regione Campania (dove il partito ha raccolto il 5,2% dei voti, ottenendo due seggi) sia nella regione Calabria (4,23%, un seggio), ha optato per rappresentare quest'ultima.[4] Dopo la vittoria elettorale dell'Unione, Mastella ricopre l'incarico di Ministro di Grazia e Giustizia nel Governo Prodi II. Mastella aveva chiesto per sé il Ministero della Difesa contrapponendosi a Emma Bonino; la Difesa era infine stata assegnata ad Arturo Parisi.

A luglio 2006 viene varato dal Parlamento un provvedimento di indulto, che è causa di divergenze tra Mastella ed il collega Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture. Mastella - in qualità di ministro della Giustizia - è tra i favorevoli alla misura, che prevede la scarcerazione di circa 15 000 carcerati; Di Pietro è aspramente contrario e lo definisce "un colpo di spugna immorale e inaccettabile". Nello stesso periodo si esprime a favore della completa impunità per tutti i personaggi e le società coinvolte nell'inchiesta Calciopoli. Il 29 luglio, dopo l'approvazione definitiva da parte del Senato, che sancisce l'entrata in vigore dell'indulto come legge, Mastella dedica questo provvedimento al papa Giovanni Paolo II che, in occasione di una sua visita al Parlamento, chiese un provvedimento di clemenza per i carcerati.

Il 23 ottobre 2006, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la legge 24 ottobre 2006 n. 269 (meglio nota come Ddl Mastella) che modifica e sospende alcuni aspetti della riforma dell'ordinamento giudiziario licenziata nella XIV legislatura, in particolare per quanto riguarda le disposizioni sulla separazione della carriere dei magistrati e sull'accesso in magistratura.

L'8 marzo del 2007 partecipa ad Anno Zero, trasmissione televisiva condotta da Michele Santoro. Dopo un acceso dibattito con il presentatore, decide di abbandonare lo studio, tacciando Santoro di uso improprio della televisione pubblica. Successivamente, ha deciso di intraprendere un'azione legale contro Rai 2. Il 10 aprile 2007 dichiara: "Se c'è referendum si rischia la crisi di governo".[5]

A settembre 2007 ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di disporre il trasferimento cautelare d'ufficio nei confronti del pubblico ministero di Catanzaro Luigi de Magistris, il magistrato stava indagando su un presunto comitato d'affari composto da politici e magistrati lucani.[6] Il 16 gennaio 2008 la Corte Costituzionale dà il via libera al referendum[7], e lo stesso giorno Clemente Mastella annuncia le sue dimissioni dalla carica, motivate dalla "mancata solidarietà politica" da parte del centro-sinistra rispetto alla vicenda che lo vede indagato. Le dimissioni sono respinte dal Presidente del Consiglio.

Incarichi dirigenziali al Ministero della Giustizia sotto MastellaModifica

Le nuove nomine fatte da Mastella ai vertici del Ministero sono state aspramente criticate dalla Corte dei conti, che ha rifiutato il visto[8] al decreto di nomina di un nuovo direttore generale delle risorse materiali, beni e servizi.

Il Ministro aveva sino ad allora nominato un dirigente di ruolo di seconda fascia alla Direzione dell'Ufficio Speciale Napoli; al Dipartimento Affari di Giustizia, Direzione generale del Contenzioso e dei Diritti Umani, Gianpaolo Nuvoli[9], già deputato di Forza Italia poi passato al suo partito, l'UDEUR; ed infine un dirigente dell'INPS a direttore delle risorse materiali, nomina annullata dalla Corte dei conti.

Ha poi nominato componente esterno della Commissione di valutazione dei dirigenti[10] l'ex Senatore Alfredo D'Ambrosio che durante la legislatura 2006-2008 era passato da Forza Italia all'UDEUR[11].

Un dossier del 2007 sul sito del Partito Radicale sostiene che tali nomine siano state fatte secondo criteri esclusivamente politici come anche sostiene che siano state lottizzate tra le varie correnti della magistratura anche le nomine dei magistrati nei posti chiave dell'amministrazione:[12].

Nella sua ultima seduta della XV Legislatura, il 26 febbraio 2008, il Senato ha approvato il cd. «Decreto Milleproroghe», contenente, tra l'altro, un emendamento che ha consentito la stabilizzazione come dirigenti di alcuni funzionari classificatisi ultimi ad un concorso per dirigenti del 1997. La graduatoria di questo concorso, originariamente bandito per soli 23 posti, è stata tenuta aperta e fatta scorrere fino a ricomprendere il 148° in graduatoria. Autore dell'emendamento, l'On. Francesco Adenti dell’UDEUR.

Le dimissioni e la crisi del Governo Prodi IIModifica

Mastella ha presentato le sue dimissioni dalla carica di Ministro della Giustizia il 16 gennaio 2008, a seguito dell'inchiesta giudiziaria nella quale erano stati coinvolti lui e la moglie Sandra Lonardo, in quel momento Presidente del Consiglio regionale della regione Campania.[13]

Il 17 gennaio 2008 conferma le sue dimissioni e concede in un primo momento l'appoggio esterno al governo. Il 21 gennaio 2008 apre la crisi di governo durante un comunicato stampa dalla sede dell'UDEUR dichiarando di lasciare la maggioranza dopo 2 anni. Il 23 gennaio 2008 l'UDEUR si astiene sul voto di fiducia alla Camera dei deputati. Il 24 gennaio 2008 il governo cade a seguito del voto contrario alla fiducia. Votano contro la fiducia due dei senatori dell'UDEUR, due dei senatori dei Liberal Democratici, Domenico Fisichella, Franco Turigliatto e Sergio De Gregorio, tutti eletti nello schieramento di centro-sinistra.

Il 6 febbraio 2008, nel corso della trasmissione televisiva Porta a porta, Mastella si dichiara pronto a partecipare alle elezioni politiche indette per il 13 aprile 2008 con la Casa delle Libertà anche a costo di rinnegare il simbolo del suo partito, affermando: «Quando c'è una evoluzione nel corso delle cose, bisogna saperle prendere per il verso giusto e andare avanti in quella direzione». Berlusconi aveva già fatto trapelare nei mesi precedenti contatti con Mastella che ora parevano concretizzarsi nella promessa del leader di Forza Italia di una posizione di rilievo all'interno della nuova formazione politica del PdL. Ancora una volta Mastella cambia coalizione passando dal centro-sinistra al centro-destra. Il capogruppo della Lega Nord al Senato, Roberto Castelli, tuttavia, si dichiara immediatamente contrario.[14] Nei giorni a seguire Berlusconi, nonostante la sua iniziale disponibilità a collocarlo in una posizione di rilievo, decide di escluderlo dal suo schieramento affermando che, secondo alcuni sondaggi, la sola presenza di Mastella nelle liste dell'alleanza avrebbe fatto perdere quasi il 12% dei consensi; analogo trattamento gli viene riservato nella neonata formazione di centro Rosa Bianca, rimanendo così completamente isolato.

Il 6 marzo 2008, dopo un paio di giorni di riflessione, decide quindi di non candidarsi alle elezioni politiche del 2008, per la prima volta dopo 32 anni,[15] e ciò nonostante l'offerta di un posto nelle liste del Partito Socialista fattagli dal segretario Enrico Boselli.

Allo stesso modo, scaduto il mandato di sindaco a Ceppaloni, decide di non ripresentarsi nemmeno alle elezioni comunali.[16] Dall'ottobre 2008 viene ingaggiato (senza percepire alcun compenso) dalla RAI come inviato per seguire le partite del Napoli nella trasmissione Quelli che il calcio.

Eurodeputato PDL (2009)Modifica

Il 14 febbraio 2009 Mastella ritorna in politica cambiando nuovamente schieramento. In questa data il Popolo della libertà comunica la candidatura nelle sue liste di Mastella alle elezioni europee del 2009, puntualizzando che il sodalizio con l'Udeur verrà esteso anche alle elezioni amministrative in Campania, dove i due partiti presenteranno candidati comuni[17].

Nel giugno del 2009 è stato eletto al parlamento europeo tra le file del PDL[18].

Nel luglio 2009 torna all'attenzione della stampa nazionale per alcune dichiarazioni fatte riguardo alla diaria giornaliera percepita al parlamento europeo di Strasburgo: "Una diaria di 290 euro!" - ha dichiarato in un ascensore ai suoi assistenti - "'Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano"[19].

Nei primi mesi dell'attuale legislatura (2009-2014) del Parlamento europeo è risultato essere uno dei parlamentari del gruppo PPE meno presenti alle votazioni nel corso delle sedute plenarie[20].

Popolari per il SudModifica

Il 25 giugno 2010, nella sala dell'Assunta della Chiesa del Gesù a Roma, Clemente Mastella ha annunciato la fine della storia ultradecennale dell'UDEUR e la nascita di un nuovo soggetto politico denominato Popolari per il Sud. Il movimento, secondo quanto detto dallo stesso Mastella, «intende colmare il vuoto politico nel sud a livello locale, confermando al contempo la strategica alleanza con il Pdl»[21]. Il 18 settembre 2010, in una manifestazione a Napoli, ufficializza l'intenzione a candidarsi a sindaco della città alle prossime amministrative[22].

Alle elezioni comunali di Napoli del maggio 2011 l'Udeur ottiene il 2,48%. Mastella, candidato a sindaco con l'appoggio anche di una lista civica, ottiene il 2,17%. Mastella non viene eletto neanche in Consiglio Comunale.

Procedimenti giudiziariModifica

Il 14 ottobre 2007 Clemente Mastella viene iscritto nel registro degli indagati della procura di Catanzaro nell'ambito dell'inchiesta Why Not del sostituto procuratore Luigi De Magistris: l'ipotesi di reato è abuso di ufficio. Il ministro è sospettato di essere coinvolto in una "rete" costituita da politici, imprenditori, giudici e massoni finalizzata ad ottenere finanziamenti dallo Stato e dall'Unione Europea.
Il coinvolgimento del ministro nell'inchiesta è motivato dai suoi rapporti con l'imprenditore Antonio Saladino. L'indagine coinvolge l'attività imprenditoriale di Saladino, titolare in passato di una società di lavoro interinaledenominata"Why Not". Agli atti figurano, tra l'altro, intercettazioni di colloqui telefonici proprio tra Mastella e Saladino.

Il 16 gennaio 2008, dopo il provvedimento di arresti domiciliari nei confronti della moglie Sandra Lonardo, da parte della procura di Santa Maria Capua Vetere, Mastella presenta le sue dimissioni da ministro, sostenendo di essere vittima, insieme alla sua famiglia, di un attacco della magistratura. Le dimissioni vengono respinte dal Presidente del Consiglio Romano Prodi[23] e nel tardo pomeriggio della stessa giornata le agenzie di stampa scrivono che anche lo stesso Mastella sarebbe indagato nell'ambito dell'inchiesta riguardante la moglie.

Il giorno seguente Mastella conferma le proprie dimissioni ed annuncia che il suo partito, l'UDEUR, darà "appoggio esterno" al governo. Il 21 gennaio Mastella modifica la propria posizione dichiarando di uscire dalla maggioranza e di voler votare no alla questione di fiducia[24]. Il governo Prodi cade il 24 gennaio in seguito al voto di sfiducia.

L'8 marzo dello stesso anno la Procura Generale di Catanzaro, che aveva avocato a sé le indagini dopo la dichiarazione d'incompatibilità del sostituto procuratore De Magistris, chiede l'archiviazione delle accuse ipotizzate a carico di Mastella, che esce dall'inchiesta. Nelle motivazioni, depositate il 1º aprile, il Gip ha affermato che "non vi erano neanche gli estremi per poter iscrivere Mastella nel registro degli indagati". L'ex Guardasigilli ha annunciato che intende "valutare tutte le possibili azioni giudiziarie e amministrative a tutela della mia persona" e dichiara di voler "chiedere il risarcimento dei danni a chi ha lavorato, sul piano giudiziario, quello mediatico e quello politico, per la mia eliminazione politica".[25].

Il 26 febbraio 2009 appare sull'Espresso la notizia che il giudice GianDomenico Lepore ha inviato gli avvisi di chiusura delle indagini per l'inchiesta riguardante l'ex ministro della giustizia[26].

Nei mesi seguenti, la vicenda si è capovolta, giudicando illegittima l'avocazione dell'inchiesta Why Not, legittime le intercettazioni, e l'inchiesta di Santa Maria Capua Vetere è passata alla procura di Napoli che, in maggio 2009 ha ritenuto fondate molte delle accuse, rinviando a giudizio Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo.[27]

Nel marzo 2011 Clemente Mastella viene rinviato a giudizio, assieme alla moglie Sandra Lonardo, per tre capi di imputazione: truffa e appropriazione indebita, in merito all'acquisizione al patrimonio familiare di due appartamenti a Roma di proprietà dell'Udeur e della testata giornalistica Il Campanile; abuso d'ufficio, per l’assegnazione di incarichi da parte dell'Arpac[28].

Critiche e aspetti controversiModifica

Nel 1994 fonda il CCD di cui diviene presidente, e al cui progetto aderisce immediatamente Lorenzo Cesa, che viene messo a capo della segreteria politica. In quel periodo Cesa era, da pochi mesi, sotto processo (nonché reo confesso) per un importante caso di corruzione legato al ministero dei Lavori Pubblici.

Molto discussi sono i trascorsi rapporti di amicizia con l'ex-presidente del consiglio comunale di Villabate e condannato per mafia Francesco Campanella. Rapporti tanto stretti che Mastella fu testimone delle nozze del Campanella nel 2000. Alle stesse nozze fu testimone anche il presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa[29] e poi condannato in primo grado nel gennaio del 2008 a 5 anni di carcere per favoreggiamento semplice ad uomini vicini al superboss Bernardo Provenzano.

All'inizio del febbraio 2007 egli viene raggiunto da un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Napoli. L’ipotesi formulata dagli inquirenti è quella di concorso in bancarotta fraudolenta per il fallimento del Napoli Calcio, dichiarato nel 2004 con sentenza del Tribunale di Napoli. L'iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un fatto dovuto, dal momento che, all'epoca della commissione dei presunti illeciti (2002), Mastella era vicepresidente della società e membro del consiglio di amministrazione. Interpellato al riguardo, Mastella si è dichiarato estraneo al crac, sostenendo di non aver mai partecipato direttamente alla gestione della Società.

Il caso de MagistrisModifica

Template:Vedi anche

Nell'ottobre 2007 viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Catanzaro per l'inchiesta Why Not, condotta dal PM Luigi de Magistris. Poche settimane prima, in qualità di Ministro della Giustizia, Mastella aveva chiesto il trasferimento cautelare dello stesso de Magistris. Per questo motivo al magistrato viene avocata l'inchiesta dalla procura. Per l'opinione pubblica c'è il sospetto che Mastella abbia richiesto il trasferimento appositamente per bloccare sul nascere l'inchiesta nei suoi confronti. Solidale nei confronti del ministro, invece, tutto il mondo politico ad eccezione di Antonio Di Pietro.[30] Dopo l'avocazione delle indagini, la Procura Generale chiede quindi l'archiviazione delle accuse per Mastella[31], richiesta poi accolta dal Gip, che specifica che Mastella non avrebbe dovuto essere indagato[32]. Gli stessi magistrati che avevano accusato i coniugi Mastella (oltre a de Magistris, poi trasferito e sottoposto a censura da parte del CSM) sono finiti anch'essi sotto inchiesta.[33]

Il caso "Il campanile"Modifica

Il giornale di partito Il Campanile è stato oggetto di diverse indagini giornalistiche che ne hanno evidenziato la funzione "privata". In altri termini, oltre un milione e trecentomila euro di finanziamenti pubblici (limitandosi al solo 2005) sono serviti per pagare il contributo fattivo di Clemente Mastella[34], viaggi e trasferte della famiglia Mastella (98.000 euro nel 2005), liberalità e spese di rappresentanza (141.000 euro), liberalità (22.000), pacchi, dolciumi e torroni (17.000).

In sostanza, secondo una inchiesta de L'espresso, "all'ombra del "Campanile" Clemente Mastella, i suoi familiari e le loro società hanno ottenuto soldi e vantaggi grazie a un giornale finanziato con i soldi dei contribuenti".[35]

Il film "Il Caso Moro"Modifica

Nel 1986 a Clemente Mastella, allora nell'ufficio stampa della Democrazia Cristiana, venne mostrato in una proiezione privata il film di Giuseppe Ferrara Il caso Moro. Terminata la proiezione Mastella inveì contro la produzione. Il giorno successivo la stampa riportò l'opinione negativa di Mastella, grazie alla quale il film, in un primo momento accolto freddamente dal pubblico, divenne un successo.[36]

La svolta sulla tematica delle coppie gayModifica

Dopo anni in cui Mastella si era sempre opposto a qualsiasi forma di riconoscimento delle coppie omosessuali, il 23 marzo 2012 ha dichiarato di condividere quanto affermato dalla sentenza n. 4184/2012 della Cassazione[37] ossia che le coppie gay hanno diritto ad un trattamento famigliare uguale a quello delle coppie sposate e di aver, quindi, cambiato la sua posizione sulle tematiche omosessuali.

Note Modifica

Template:References

BibliografiaModifica

  • Leopoldo Parente, Clemente Mastella visto da vicino. Biografia del leader politico, Editore Parente (Arti grafiche Meridionali), Ceppaloni, 2005
  • Silvio Sircana, Oh Clemente, Clemente, sonetto composto negli anni 2006-2008

Altri progettiModifica

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Collegamenti esterniModifica

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| style="font-size:90%;"| Roberto Castelli | style="font-size:90%;"| 17 maggio 2006 - 17 gennaio 2008 | style="font-size:90%;"| Romano Prodi (ad interim) |

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